FIRENZE ‘66
Il 4 novembre 1966,
poco dopo le 6 di mattino, in seguito a piogge intensissime e
ininterrotte, l’Arno straripò in alcuni punti. L’acqua rapidamente
raggiunse il centro storico, Piazza della Signoria, Piazza del Duomo
e tutte le zone adiacenti. In breve Firenze si trasformò in un lago
di acque limacciose. Fu la più grossa inondazione dal 1272, che
provocò 29 morti, distrusse o danneggiò seriamente le case di
cinquemila famiglie.
Ingentissimi furono
i danni al patrimonio artistico (affreschi, sculture, dipinti della
Galleria degli Uffizi, libri manoscritti della Biblioteca
Nazionale…)
Grande solidarietà
fu manifestata subito dal Paese, che si stringe alla città allagata:
da più parti furono raccolti fondi per gli aiuti immediati, mentre
centinaia di giovani, italiani e non, poi soprannominati “angeli
del fango”, si precipitarono a Firenze per contribuire alla
salvezza dei beni conservati nei musei.
Una targa posta in
Via dei Neri ricorda il punto più alto raggiunto dall'ondata di
piena: 4 metri e 92 centimetri. Settanta centimetri in più del
livello toccato nel 1333, precedente evento record. È lunga infatti
la storia delle alluvioni fiorentine. Anche nel 1269, per esempio,
Firenze rimase per tre quarti allagata, così come nel 1547.”Li monti
sono disfatti dalle piogge e dalli fiumi”, annotava già nel 1500
Leonardo da Vinci, mentre un secolo più tardi Agostino Viviani,
allievo di Galilei, indicava nel disboscamento una delle principali
cause delle piene dell'Arno. In quell'epoca i boschi che in età
preistorica coprivano quasi tutta la penisola erano ridotti alla
metà. Oggi, a più di trent'anni di distanza dall'alluvione di
Firenze, sono molti gli esperti che sostengono che una pioggia
violenta e prolungata come quella che avvenne allora provocherebbe
gli stessi danni, se non maggiori: una grande parte del territorio
che nel 1966 era coltivato adesso non lo è più perché molte aree
coltivate sono state abbandonate, altri boschi distrutti dagli
incendi e molte abitazioni costruite in prossimità dei fiumi.
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