RUPINARO IERI E OGGI

 

 

 

NOTIZIE STORICHE

 

 

  Prima del 1800 il torrente Rupinaro non era arginato e, ad ogni piena, allagava i piani circostanti, cioè la cosiddetta Franca, dove adesso è Via Col. Franceschi. Il suo percorso, dopo il ponte di Corso Genova, si divideva in due rami. Il principale piegava verso ponente,  fino all’antico Canto dei Morti detto anche del Santo turco e sfociava agli  Scogli (attuale zona di Piazza Gagliardo), il secondo ramo, più ristretto del precedente, andava direttamente al mare e, nei giorni di piena, le sue acque giungevano alla foce molto velocemente, coprendo quei terreni detti “Mandracchi”, sui quali i benestanti chiavaresi andavano a caccia di anatre e di uccelli marini. Tali terreni, che si estendevano dall’attuale Piazza Milano sino a Via Prandina, divennero in seguito un fitto e selvaggio canneto; soltanto in piccola parte erano coltivati a orto. Nel 1930 furono bonificati, originando il quartiere di Marina Giulia.

  Durante la Repubblica di Genova, il Municipio di Chiavari, per evitare i continui guai che causavano le frequenti piene, su progetto del prete Vincenzo Lagomaggiore arginò il torrente rettificandone il percorso: il ramo principale soppresso e il ramo diretto al mare allargato.

 

IL PERCORSO

 

  Nasce a sud ovest del Bocco di Leivi in località Costalonga, entra nel Comune di Chiavari da nord e prosegue in un alveo abbastanza ampio e pianeggiante con un corso perpendicolare alla linea di costa. Esso riceve le acque del Campodonico, che scorre nella parte nord occidentale del territorio con andamento parallelo al mare, lungo una stretta vallata dominata dai centri rurali di Campodonico, S.Bernardo, Sanguineto e Maxena, tutte frazioni del Comune di Chiavari.

 

  

LOCALITA’ ATTRAVERSATE DAL FIUME RUPINARO:

 

  • M. ANCHETTA
  • CASE CIAN BEN
  • GARBUGGI
  • S. TERENZIANO
  • ROSTIO
  • SAN PIER DI CANNE
  • LA FRANCA
  • RUPINARO
  • MARINA GIULIA

  

ESONDAZIONI

 

A Chiavari si è sempre temuto l’Entella ma non ci si è mai preoccupati troppo del Rupinaro. Tuttavia anche in passato ci sono state esondazioni. Il 19 ottobre 1807, dopo quattro giorni di pioggia, le acque del Rupinaro arrivarono fino all’altare maggiore della Chiesa di San Giacomo e invasero numerose botteghe e locali di lavorazioni artigiane lungo “carruggio dritto” e le traverse adiacenti. Nell’alluvione del 1934 il Rupinaro fece crollare un argine nella Franca. L’acqua a San Pier di Canne raggiunse un metro d’altezza sulla piazza della Chiesa.   

  Il giorno 24/11/2002 una fitta e incessante pioggia è caduta sul Tigullio (150-200 mm in 12 ore) provocando la piena del Rupinaro, il quale, normalmente, è un tranquillo torrente che scorre fino al mare, tra due ali di palazzi inframmezzati da orti e giardini.

  Proprio per le sue caratteristiche ci si illudeva che i muri di contenimento, che separano il letto dalle case, costituissero una protezione sufficiente. Quel giorno invece, poco dopo le ore 13, il torrente, non trovando sfogo sotto il ponte di Via Castagnola ostruito dai detriti è uscito dall’alveo, all’altezza del distributore della Esso e ha sfondato gli argini alle spalle del supermercato Basko. Proprio in quel punto si trova il garage del signore Ido Biancardi. Quest’ultimo sceso nel box per recuperare alcuni oggetti, è stato sommerso dall’onda di piena. In un attimo tutti gli scantinati e i garage che si trovano a livello del torrente sono stati invasi dall’acqua. L’onda fangosa ha inondato tutta la zona della Franca, di Via Santa Chiara e di Via Arata e della parte occidentale del centro storico dove i negozi sono stati coperti da un metro di acqua e fango.

 

SCHEMA SULLE ESONDAZIONI DEL RUPINARO DEL PASSATO

  • Alluvione 19/01/1807

  • Alluvione 1934

  • Alluvione 11/01/2002

 

Immagini del Rupinaro
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Articolo del Il Secolo XIX

 

Rupinaro, la lunga linea rossa

Tempi e rischi d’esondazione: era tutto già scritto

        

Chiavari.Col segno di poi è facile segnalare rischi e pericoli. Ma, in caso di disastri, è difficile parlare solo di sfortuna. Spesso di mezzo c’è l’uomo. La storia del Rupinaro è esemplare. Non si possono cancellare le costruzioni lungo il corso d’acqua – l’Italia è piena di torrenti di zone incubate – ma vi sono analisi che bisogna  prendere in considerazione. La cartina  è estratta dal piano di bacino per il rischio idrogeologico ed evidenzia una mappatura delle zone inondabili del Rupinaro. Era la spia del fatto che certe cose sarebbero accadute, ma rappresenta anche la base per gli interventi indispensabili a ridurre la possibilità che disastri maggiori si ripetano per eventi che, stando ai metereologi , saranno più frequenti.

  • La fascia ‘’A’’ (Rossa) è la più pericolosa e prevede un tempo di ritorno di cinquant’ anni;L’inondazione cioè  si ripete di media ogni dieci lustri;

  • La fascia ‘’B’’(Arancione) prevede un tempo di ritorno di 200 anni.

  • La fascia ''C'' prevede un tempo di ritorno di duecento anni, cioè non esiste memoria storica di inondazioni.

Nel Tigullio lungo i corsi d'acqua s'incontrano quasi esclusivamente zone rosse, al massimo arancioni, a dimostrazione che la possibilità  d'allagamenti è abbastanza  probabile ,quasi scontata con forti precipitazioni. In questo senso il Rupinaro, che domenica ha terrorizzato i chiavaresi si può considerare un esempio classico: Basta seguire il percorso.

      Dopo il tratto sorgivo che non ha mai creato problemi,il corso d'acqua,fin da Leivi, delle parti di san Terenziano, nell'ultimo tratto della strada che scende  a Sanpierdicanne. è già grave; esclusivamente segnato in rosso.

Pericolo consistente d''allargamenti,quindi,lunga tutta via Rufino,con un tratto arancione che va dal viadotto di Sanpierdicanne fino all'inizio di via Santa Chiara e via Franceschi,fino al casello autostradale. Più marcata la pericolosità nella parte finale della piazza La Franca-Piazza  del Popolo alla foce.

E' segnata come zona rossa anche la parte finale del rio Campodonico,affluente che scende da Maxena:il proprio più pericoloso è nei pressi del Palazzetto dello sport, dove infatti ci sono stati seri danni.

Luca Peccerello

 

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Aggiornato il: 26/11/2006 alle ore 10.50.45

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