Questione sull'immigrazione e sull'identità dell'Unione
Europea
di Elena Benvenuto
La storia dell'uomo è da sempre una storia di spostamenti e
di migrazioni che hanno avuto origine in aree in cui l'economia
è arretrata e dove l'evoluzione sociale è rimasta indietro.
A partire dal 1900 i flussi migratori iniziano a spostarsi dalle
periferie verso l'Europa e verso l'America del Nord. Di
conseguenza si diffonde una immigrazione che coinvolge l'Europa
meridionale e in particolare l'Italia.
La prima ondata di immigrati in Italia, diretti soprattutto a
Milano, Bologna e Roma, si verifica intorno al 1920, quando
alcuni cinesi, che chiamati a lavorare in Francia durante la
prima guerra mondiale, decidono di dirigersi verso l'Italia per
vendere cravatte.
Successivamente a questa prima fase se ne ha un' altra, compresa
tra il 1950 e il 1970, che coinvolge sempre i cinesi, che questa
volta si dedicano alla lavorazione delle finta pelle; così
sorgono i primi quartieri cinesi. Tra il 1985 e il 1994 c'è un
considerevole aumento della popolazione straniera in Italia a
causa dell'aumento demografico del Terzo Mondo ed anche a causa
della crisi che colpiscono i paesi in via di sviluppo, intorno
agli anni '70. Un' ulteriore aumento della popolazione è
registrato nel 1993 grazie alla costituzione della Comunità
Europea,CE.
Un altro paese che, come l'Italia, ha ospitato una grande
quantità di immigrati, è la Germania. Agli inizi degli anni '60,
in Germania, si assiste a un fenomeno rilevante di immigrazione
turca, perché lo stato tedesco aveva stretto un rapporto
economico, politico e culturale con la Turchia. La motivazione
di questa immigrazione turca va anche ricercata nei limiti
imposti, dalla Germania, per il passaggio dei suoi confini: la
conoscenza della lingua tedesca e il tipo di apprendimento
scolastico dei bambini turchi.
Queste immigrazioni hanno delle motivazioni molto simili e
comuni tra loro; quelle più frequenti sono legate a conflitti
etnici, a persecuzioni politiche e a condizioni che non
garantiscono, non solo una buona qualità di vita, ma neanche le
condizioni per la sopravvivenza.
Col passare degli anni, per cercare di aumentare l'immigrazione
rivolta all'Europa e ai paesi che ne fanno parte integrante,
intorno al 1990, con alcuni trattati in particolare con il
Trattato di Maastricht, quello di Amsterdam e la Convenzione di
Schengen si sono approfonditi alcuni punti per rendere più
libere, soprattutto, le frontiere interne.
Il Trattato di Maastricht, redatto nel 1992, introduce un
importante modifica istituzionale basata su tre pilastri
fondamentali: il primo pilastro riguarda le politiche economiche
e sociali comuni, al cui interno le proposte sono fatte dalla
Commissione Europea e il Consiglio dei ministri ha il potere
decisionale; nel secondo pilastro si trattano la politica estera
e di sicurezza comune; mentre nel terzo ci si occupa della
giustizia e degli affari interni. Oltre a questa modifica il
trattato introduce il diritto di muoversi liberamente
all'interno della Comunità Europea, per ragioni economiche, ai
lavoratori, e con successive direttive anche ai pensionati che,
in precedenza, sono stati agenti economici.
Con il Trattato di Amsterdam si cerca di facilitare il libero
movimento dei cittadini europei all'interno dell'UE e di
garantire un uguale trattamento.
La Convenzione di Schengen, nasce, all'inizio, come un accordo
tra Francia, Germania e Paesi del Beneleux con il quale si
sottolinea la necessità di abolire gli ostacoli che impediscono
il libero movimento delle persone in Europa e con esso si vuole
ridisegnare i bordi interni ed esterni dell'UE, questo intorno
al 1985. Il 5 novembre del 1992 si ratifica la Convenzione di
Schengen a cui aderiscono anche l'Italia, la Spagna, il
Portogallo e la Grecia. Questa convenzione specifica che è
possibile abolire le frontiere interne solo se si crea un forte
controllo su quelle esterne. La convenzione entra in vigore nel
1993, ma può essere applicata solo a partire dal 1995.
Più recentemente, il 17 giugno 2008, la Commissione Europea
presenta una Comunicazione al Parlamento Europeo e al Consiglio
dei Ministri con la quale prende atto della questione
dell'immigrazione in un'Europa ormai priva di frontiere interne.
In questa Comunicazione si puntualizza che ogni Stato deve
responsabilizzarsi su una gestione più efficace delle
migrazioni, ma devono soffermarsi sul potenziare le immigrazioni
che rappresentano un'opportunità di scambio culturale, umano,
sociale ed economico. Inoltre, esse, contribuiscono alla
crescita economica dell'UE e degli Stati membri che hanno
bisogno sempre più di lavoratori per sopperire alle carenze di
manodopera, ma l'immigrazione può essere considerata un fenomeno
positivo solo se c'è un'integrazione tra le società dei paesi
ospitanti.
La politica dell'immigrazione si basa su prosperità, solidarietà
e sicurezza. La Commissione Europea sostiene che gli Stati
membri devono promuovere una immigrazione legale e assicurare ai
cittadini di paesi terzi, che vogliono soggiornare legalmente in
un Paese dell'UE, una parità di trattamento e invita gli Stati a
favorire la partecipazione dell'immigrato al mondo del lavoro e
all'istruzione. Per quanto riguarda la solidarietà, la
Commissione consiglia la cooperazione tra gli Stati che fanno
parte dell'Unione Europea e i paesi di origine dei cittadini
immigrati, con lo scopo di combattere l'immigrazione
clandestina. Infine, l'Unione Europea deve migliorare la
gestione dell'immigrazione legale per tutelare i diritti
fondamentali e diminuire i flussi irregolari di cittadini che
provengono da paesi terzi. Per quanto concerne la sicurezza, la
Commissione consiglia di potenziare il controllo dell'accesso al
territorio dell'UE per facilitare una gestione delle frontiere,
ma contemporaneamente garantire un accesso agevole ai turisti.
Questi principi vengono trattati anche nel “Patto europeo
sull'immigrazione e l'asilo” redatto dal Consiglio dell'UE il 7
e 8 luglio a Cannes, durante la riunione informale GAI.
L'immigrazione può inoltre contribuire ad alleviare i problemi
causati dall'invecchiamento della popolazione e può anche
favorire l'aumento della prosperità dell'UE e arricchirla in
campo culturale e sociale, per questi motivi l'immigrazione è
diventata di fondamentale importanza.
Il rafforzamento dell'immigrazione può sicuramente risollevare e
rilanciare, in questo periodo di crisi, una “stanca” economia
europea e risolvere il problema della disoccupazione nei settori
manuali e in quelli meno retribuiti.
L'immigrazione è un argomento strettamente collegato con
l'identità perché, come hanno dimostrato alcuni sociologi, ad
esempio Simmel, mette a dura prova la popolazione degli Stati
ospiti che vede a rischio, con l'inserimento di persone
provenienti da paesi stranieri, i propri usi e costumi. Esistono
alcune leggi che delimitano il concetto di identità e nel caso
in cui venisse invaso sarebbe punibile, ma il timore che questo
possa accadere rimane.
A parer mio, l'immigrazione va assolutamente valorizzata,
integrata e accettata positivamente, perché è una fonte di
ricchezza che potrebbe risolvere molti problemi esistenti e
potrebbe addirittura tirarci fuori, definitivamente, da questa
crisi economica. Questo processo va attuato e gli immigrati
vanno rispettati e accettati perché anche loro, come noi, sono
persone che hanno culture e religioni sì diverse dalle nostre,
ma non per questo vanno maltrattate o disprezzate.
Questo processo di modernizzazione va applicato mantenendo la
propria identità di cui, però, non va rimarcata l'esistenza e
sottolineata la differenza perché si potrebbe incorrere nel
pericolo di diventare intolleranti e razzisti.
ELENA BENVENUTO
CLASSE IV C LTG - a.s. 2009-2010
Con questo tema Elena Benvenuto è risultata vincitrice
del Concorso Regionale "Diventiamo cittadini europei: 30 giovani
al Parlamento europeo" XVIII edizione.
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