Spazio Alunni
Concorso Leonia 2001
Un barile di mistero
Barbara Podestà Classe 1B IGEA
a.s. 1999-2000
L'ispettore Brespon entrò nel suo ufficio
e, come ogni mattina, diede una rapida occhiata alla posta che la
segretaria gli faceva trovare sulla scrivania.
Stranamente, quel giorno la sua
attenzione fu catturata da una strana lettera: sicuramente non si trattava
della solita pubblicità cui era abituato. Aprì velocemente la busta e fu
colpito immediatamente dalla grafia incerta dell'autore di quel messaggio,
e questo accrebbe maggiormente il suo interesse.
L'uomo era, infatti, un tipo molto
curioso, e fu proprio questa caratteristica che, insieme al suo innato
"fiuto", gli fecero sognare fin da bambino di diventare un brillante
detective in grado di risolvere i casi più intricati. In realtà Arthur,
questo era il suo nome, era diventato un ispettore, ma i suoi pregi erano
affiancati dalla sua goffaggine, che spesso gli impediva di compiere al
meglio il suo dovere.
Brespon cominciò a leggere velocemente la
lettera, impaziente di conoscerne il contenuto; più avanzava nella
lettura, però, più sul suo volto si dipingeva un'espressione sconcertata,
segno che non si trattava di niente di buono.
Quando terminò la lettura, si precipitò
immediatamente nell'ufficio del suo superiore, dove espose ciò che aveva
appena appreso: la lettera che aveva ricevuto era stata scritta da un
bambino, che gli chiedeva aiuto. Egli abitava in una piccola città che,
fino a poco tempo prima, era tranquilla; ultimamente, però, i cittadini
cominciarono ad ammalarsi sempre più frequentemente, fino a che la
popolazione fu colpita da una malattia sconosciuta ed inspiegabile.
Venuto a conoscenza di ciò, il superiore
affidò a Brespon l'incarico di recarsi sul posto per indagare su questi
strani avvenimenti. Arthur partì il giorno stesso: quella faccenda andava
risolta al più presto, erano in gioco troppe vite per permettersi anche il
minimo ritardo.
Giunto in città, la popolazione lo
accolse benevolmente, anche se le speranze poste in lui erano ben poche:
come avrebbe potuto quell'uomo così maldestro risolvere un caso tanto
complicato? Al contrario di ciò che succedeva sempre, l'ispettore non si
scoraggiò a causa dell'opinione della gente, ma decise di dedicarsi
intensamente alle indagini: in questo modo avrebbe conquistato pian piano
la fiducia dei cittadini.
I fatti, però, si rivelarono molto più
intricati di ciò che apparivano in prima analisi: Brespon non sapeva da
che parte cominciare le ricerche, non aveva dati o documenti a cui
affidarsi, ma solo la consapevolezza che lui era l'unico che avrebbe
potuto risolvere quel caso, come aveva sempre sognato. Decise allora di
affidarsi al suo istinto: infondo, era l'unica cosa che non l'aveva mai
tradito.
Cominciò a "esplorare" la città alla
ricerca di qualche indizio, ma nulla sembrava avere a che fare con questo
mistero, e ormai l'ispettore non riusciva nemmeno più a dormire la notte a
causa della sua partecipazione a questo problema. E fu proprio durante una
delle sue notti in bianco, passate a vagare per le vie deserte della
città, che cominciò a sospettare qualcosa: la sua attenzione fu attirata
da alcune strane ombre che si aggiravano furtivamente per i campi vicini
al paese.
Tornò a casa, sedette alla sua scrivania
e cominciò a pensare; ma gli indizi che aveva a disposizione erano troppo
pochi e troppo vaghi per portarlo ad una conclusione. "Forse questo caso è
davvero troppo difficile per me", disse tra sé e sé; si versò da bere e.
finalmente ebbe l'intuizione che stava aspettando! Bere è una cosa che
fanno tutti gli esseri umani, quindi la malattia doveva per forza trovarsi
nell'acqua.
Erano le tre passate, ma Arthur era
troppo agitato a causa della sua scoperta per dormire: decise di recarsi
immediatamente al fiume, vicino al posto dove era attinta l'acqua per la
città. Quando vi giunse, vide le strane figure che aveva visto quella
stessa sera aggirarsi in intorno ad un camion, da cui veniva scaricato
qualcosa.
Decise di avvicinarsi e vide che alcuni
uomini stavano seppellendo dei barili nel terreno; pensò che fosse meglio
avvicinarsi ancora un po', in modo da poter vedere più distintamente chi
fossero coloro che stavano commettendo questo gesto, ma decise di chiamare
rinforzi prima di commettere azioni azzardate.
Dopo pochi istanti, si cominciarono ad
udire in lontananza le sirene della polizia: quando i banditi tentarono di
fuggire, Brespon uscì allo scoperto e, cogliendoli di sorpresa, bloccò la
loro fuga; giunta la polizia, i malviventi furono arrestati. Gli uomini
furono portati alla centrale di polizia: vi furono lunghi interrogatori, i
criminali non avevano intenzione di rivelare per conto di chi stavano
lavorando. I sospetti caddero ben presto sui due maggiori industriali
della zona: ma come capire chi dei due stava compiendo quegli atti
illegali?
Ancora una volta, Brespon si trovava di
fronte ad un difficile interrogativo. Decise di continuare le indagini,
seguendo i movimenti dei due indagati principali; finché, un giorno, vide
una strana auto dai vetri scuri entrare nei cancelli della Nelson s.p.a.,
l'industria che era stata acquistata da un uomo, Tyron, che non si faceva
quasi mai vedere da quelle parti. L'ispettore decise di restare ad
osservare ciò che sarebbe successo; scavalcò il cancello e si intrufolò in
un magazzino, dove era entrata l'auto pochi minuti prima.
L'interno era buio; per fortuna, Arthur
aveva con sé una torcia: la accese, è ciò che vide lo lasciò senza fiato.
Era circondato da muraglie di barili, gli stessi ritrovati sotterrati:
senza rendersene conto, fece un balzo all'indietro e, così facendo, fece
cadere un barile. Le luci si accesero, si udirono dei passi. Brespon cercò
di nascondersi, ma ben presto fu individuato dagli scagnozzi di Tyron:
l'ispettore cominciò a correre disperatamente verso l'uscita, ma due
uomini si piazzarono dalla porta e fu costretto ad arrendersi.
L'ispettore fu legato e imbavagliato, poi
venne portato in uno sgabuzzino buio, senza possibilità fuga. Il piano dei
malviventi per eliminarlo momentaneamente sarebbe stato perfetto se si
fossero accorti che, tramite la condotta dell'aria condizionata, Brespon
poteva ascoltare tutto ciò che Tyron e l'uomo misterioso stavano dicendo.
Immediatamente, egli si rese conto che i
due si stavano accordando su come far sparire un'altra parte dei barili,
incuranti delle malattie e delle indagini aperte sul loro conto; dalle
parole dell'industriale, Arthur capì che l'uomo entrato furtivamente nel
magazzino era il boss della mafia locale. Improvvisamente l'ispettore
sentì degli spari, delle urla, delle corse concitate: era arrivata la
polizia, che aveva seguito a distanza le azioni di Arthur, con
l'intenzione di proteggerlo e con la consapevolezza che egli avrebbe
trovato sicuramente la pista migliore da seguire.
La porta della sua prigione si aprì e due
poliziotti si affrettarono a liberarlo, tra gli elogi di tutti. Grazie al
coraggio di Brespon, infatti, era stato possibile incastrare i colpevoli
degli atti illeciti compiuti in quel periodo: Tyron, al posto di
affrontare delle spese per smaltire i rifiuti tossici prodotti dalla sua
industria, aveva assoldato il boss locale, affidandogli il compito di
sbarazzarsene.
Egli li aveva fatti seppellire, ma col
tempo il contenuto dei barili fuoriuscì, infettando le falde acquifere e
provocando quelle inspiegabili malattie.
Scoperta la causa, fu possibile trovare
una cura efficace per esse, salvando gli abitanti del paese. Quanto a
Brespon, tornato in città ricetevette una promozione, ma ormai era
riuscito a realizzare il suo più grande sogno, quindi decise di lasciare
il suo lavoro e di trasferirsi nel paese che aveva salvato, dove condusse
una vita tranquilla felice per ciò che era riuscito a fare.
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