Spazio Alunni

Concorso Leonia 2001

 

La chiave della salvezza

 

Monica Diotisalvi, classe 1B IGEA a.s. 1999-2000

Tanti anni fa, in un paese lontano, vivevano felici, circondati dai loro fedeli sudditi, il re Celest, la regina Candida ed il loro bambino Edoardo.

L'unica loro preoccupazione era il sovrano di Nerest, che mirava ad impossessarsi del regno di Celest, per mettere in pratica i suoi loschi piani. Celest era un regno tranquillo dove nessuno aveva mai impugnato un arma e tantomeno combattuto una guerra, fu quindi molto facile per Nerest attaccare questo popolo e ridurlo in schiavitù.

Il re e la regina furono rinchiusi nelle prigioni del castello, che fino ad allora non erano quasi mai state utilizzate, e sopportarono ogni genere di tortura, non svelarono mai dove si trovava il piccolo Edoardo, ma fecero credere che era morto durante la battaglia. Edoardo viveva, invece, ignaro di tutto ciò, in una campagna lontana insieme ad una famiglia di contadini, che lo aveva accolto quando era ancora in fasce; e da grande gli furono rivelate le sue vere origini e perché i suoi genitori lo avessero abbandonato.

Edoardo partì immediatamente verso Celest con l'intenzione di liberare il re, la regina e tutti i sudditi. Lungo la strada, incontrò un vecchio che lo informò di ciò che stava succedendo nel suo regno: Nerest aveva costruito delle grandi fabbriche, dove erano costretti a lavorare tutti i sudditi e la cui attività prevalente era quella di produrre armi nocive, bruciando la plastica e tutti gli altri rifiuti.

Edoardo sentendo questi racconti volle subito riprendere il viaggio verso la città, ma, su consiglio del vecchio, si inoltrò nel bosco in cerca di una capanna per la notte, per rimettersi in cammino allo spuntare del sole.

Camminò tutta la notte finché, ormai rassegnato a dormire sotto il cielo, non si trovò davanti ad un grande mucchio di rifiuti che aspettavano di essere bruciati nelle fabbriche di Nerest.

Alla vista di quei rifiuti si ricordò che il vecchio gli aveva detto che, per entrare in città, occorreva una chiave rilasciata dal sovrano, ed ebbe l'idea di come ingannare le guardie per entrare in città.

Egli sapeva per certo che la chiave non serviva per aprire porte, ma era indispensabile per entrare in Celest: Nerest ne aveva distribuita una a ciascun suddito, ed aveva dato ordine alle guardie che si trovavano fuori dalle cinta murarie di lasciare passare solo coloro che ne erano in possesso.

Edoardo invece che dormire prese della legna e della carta e accese un fuocherello sul quale mise a fondere il vetro, e quando questo fu fuso lo iniziò a modellare facendogli prendere la forma di una chiave. Allo spuntare del sole si incamminò verso la città, e come era immaginabile le guardie gli chiesero la chiave.

La mostrò e, un po' perché erano ancora addormentate, e forse per qualche altro motivo, non si accorsero che la chiave era falsa e lo lasciarono entrare. In città cercò subito una cantina dove poter costruire le sue armi per combattere Nerest.

Dal buon vecchio si fece portare tutte le lattine vuote che riusciva a sottrarre dal mucchio di rifiuti nel bosco, e lavorando con molta pazienza riuscì a costruirsi una pesante armatura in ferro. L cosa più difficile era sicuramente quella di sconfiggere Nerest.

Edoardo pensò di utilizzare il vetro per costruire delle palline che usò molto astutamente: le lanciò contro il suo nemico e riuscì così a ferirlo e ad imprigionarlo.

Edoardo, una volta salito sul trono, si rese conto di quanto i rifiuti erano stati importanti per la salvezza del regno, ma si ricordò anche quanto aveva faticato quella sera nel bosco per cercare i vari materiali; decise così di far costruire dei contenitori in legno su ognuno dei quali fece scrivere un nome diverso a seconda del materiale che avrebbero dovuto contenere. Nerest non fu condannato alla prigione, ma allo smaltimento di tutte le fabbriche che aveva costruito, e alla divisione di tutti i materiali, a seconda del tipo, che formavano quell'enorme mucchio di rifiuti nel bosco.

 

Aggiornato il: 26/11/2006 alle ore 10.50.38

Informazioni legali