Viaggi di istruzione a Monaco di Baviera 1984 - 1985

Un quarto di secolo fa, esattamente nel 1984, l'Istituto organizzò il primo viaggio di istruzione all'estero della sua storia.

La meta su scelta in Monaco di Baviera con l'originaria motivazione di visitare le strutture della Città olimpica, ove si tennero le Olimpiadi del 1972, particolarmente interessanti dal punto di vista delle strutture, e il Deutches Museum, il più importante museo della scienza e della tecnica d'Europa.

A queste originarie motivazioni si aggiunse, non senza qualche difficoltà per una certa resistenza da parte di un docente un po' "revisionista", la visita al campo di concentramento di Dachau.

Il viaggio avrebbe dovuto coinvolgere alunni del triennio del corso geometri ma, come spesso accade, un po' per la novità, un po' per il costo (se ben ricordo 270 mila lire), le adesioni non furono sufficienti, per cui si decise di allargare la partecipazione ad alunni del corso ragionieri, a genitori, figli di docenti, mogli...

Il primo viaggio si tenne, come detto, nel 1984 e fu ripetuto nell'anno successivo, per l'ultima volta.

Il viaggio del 1984

Come detto, si trattava del primo viaggio di istruzione all'estero. L'idea venne, chiacchierando durante i viaggi in auto da Genova a Chiavari, allo scrivente ed al prof. Picchio, allora docente di Costruzioni.

Proposta l'idea all'allora preside prof. Silvano Tagliaferri, venne subito approvata e sostenuta. Il prof. Tagliaferri era appena stato nominato preside nell'anno scolastico precedente, proveniva da Bardi, in provincia di Parma, e, nei due anni in cui restò nell'Istituto, fu portatore di molte novità nell'organizzazione scolastica dando l'inizio ad un processo di rinnovamento rispetto i suoi predecessori.

Poiché le norme sui viaggi scolastici erano, allora, molto generiche, ritenemmo di organizzarci in modo del tutto autonomo. Il sottoscritto con il prof. Picchio cominciammo a girare per agenzie turistiche, al consolato tedesco, al Gothe Institut,  per avere informazioni, finché non trovammo, non ricordo nemmeno come ci arrivammo, una agenzia turistica di Genova, legata ad un sindacato, che ci fece un'offerta ritenuta la migliore.

L'offerta prevedeva un autobus di gran turismo, soggiorno in un hotel centrale di ottimo livello e, dulcis in fundo, l'assistenza di una guida per tutto il viaggio.

Come si vedrà, quanto promesso non si rivelò del tutto vero...

Con difficoltà riuscimmo a raccogliere un numero sufficiente di adesioni, rastrellando alunni qua e là, e inserendo nel gruppo anche il figlio di una collega e quello del prof. Tagliaferri. Anche alcune madri si unirono al gruppo. In totale il gruppo era composto da 38 partecipanti, ma gli alunni erano solo 26...

Elenco dei partecipanti in italiano
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Elenco dei partecipanti in tedesco
(cliccare per ingrandire)

Il viaggio si tenne dal 27 febbraio al 1 marzo del 1984. La scelta della data su determinata dall'idea di non influire sulle attività didattiche, sperando che il tempo fosse clemente. Ma non fu così.

Per guadagnare un giorno decidemmo di partire alla mezzanotte, in modo da arrivare ad Innsbruck in mattinata, fare una breve visita alla città tirolese , pranzare e ripartire.

Io ed il prof. Picchio attendemmo il pulmann a Genova. L'appuntamento era per le 23, ma all'ora prevista in Piazza della Vittoria c'eravamo solo noi. Non esistendo i telefoni cellulari non sapevamo nemmeno come avvisare gli altri che ci aspettavano a Chiavari, finché ci venne in mente di chiamare, nonostante l'ora, da una cabina il marito di una collega. Lo pregammo di recarsi in Piazza dell'Orto ad avvisare che c'era qualche problema...

Finalmente, introno all'una arrivò uno scassatissimo pullman, ben lungi dal essere di gran turismo. L'autista e la guida si scusarono del ritardo, dicendo -ma si capiva che era una balla colossale- che l'altro pullman si era guastato.

Finalmente arrivammo a Chiavari e partimmo verso la meta. Arrivati al Brennero ci accolse una nevicata, non intensa, ma tale da rallentare il transito e da farci arrivare a Innsbruck quasi all'ora di pranzo.

Facemmo un giro veloce per il centro e ci recammo in un ristorante. Al termine del pranzo ritornammo al pullman e ci apprestavamo a partire, quando qualcuno si accorse che mancava un alunno. Ricordo che si trattava di un ragazzo la cui madre si era raccomandata più volte in quanto era la prima volta che si recava da qualche parte senza i genitori.

Preoccupati ci mettemmo alla ricerca, senza esito. Fortunatamente, dopo interminabili minuti, arrivò una macchina della polizia con sopra il ragazzo. Non aveva combinato nulla, si era semplicemente perso, ma poiché aveva un tovagliolo con il nome del ristorante, si era rivolto ad una pattuglia facendo capire, non so come, cosa era accaduto e questi lo riportarono alla base.

Proseguimmo il viaggio ed arrivammo a Monaco. L'autista non sapeva che strada fare per raggiungere l'albergo (di navigatori non se ne parlava...) e, solo allora, mi accorsi che la guida non conosceva affatto Monaco.

Anzi, mi accorsi che non era nemmeno una guida, era semplicemente l'amante dell'autista che aveva approfittato del viaggio per passare qualche tempo con lui. Anzi, parecchio tempo, che passarono prevalentemente chiusi in camera, anzi inquietandosi quando gli chiedevamo di accompagnarci da qualche parte.

Arrivammo, bene o male, all'hotel. Non si trattava di un hotel di ottimo livello, ma di una topaia nella zona turca della città. Alla reception c'era un tipo che parlava solo tedesco, con la cordialità di un sergente delle SS, che ci indicò dei cartelli in inglese ove erano stampate le prescrizioni o, meglio, i divieti.

La camera che condividevo col prof. Picchio era una specie di cunicolo, con i letti uno in fila all'altro, ed un bagno microscopico.

La visita alla città

Il primo giorno se ne era andato col viaggio e la sistemazione, per cui restò solo il tempo di un giro nel vicino centro e per la ricerca di una birreria per la cena.

Il giorno successivo, con un freddo tagliente, ci recammo al Deutches Museum per la visita alle collezioni. Ricordo un ottimo interesse da parte degli alunni per le varie sezioni, in particolare per quelle che riguardavano i trasporti, l'elettrologia, con esperimenti dal vivo, e la chimica. Al termine della visita ritornammo al centro dove gli alunni, ed anche gli accompagnatori, si infilarono nei grandi magazzini. Veramente qualcuno provò anche ad entrare in un pornoshop, ma fu cacciato via in quanto dall'aspetto decisamente di minorenne.

Il terzo giorno fu dedicato alla visita a Dachau al mattino. Ricordo che arrivammo alla porta del lager verso le 10, con una nebbia insistente, freddo pungente e neve. Tutto ciò rendeva al massimo il senso della tragedia umana che colpì coloro che vi furono rinchiusi.

Visitammo il memoriale, con foto, materiali degli internati, in un silenzio assordante. Lo stesso silenzio che ci accompagno alla visita della camerata ma, ancor più assordante, fino al crematorio.

Credo che tale visita sia stata istruttiva per tutti i partecipanti, in particolare per i giovani, molto di più di quanto si potesse leggere in un libro, o vedere in un film. Anche il collega "revisionista" che, prima del viaggio sostenne che il lager di Dachau non aveva mai funzionato come campo di sterminio, ma solo come campo di detenzione per prigionieri politici, dovette in qualche modo ricredersi, o per lo meno far finta di farlo, di fronte all'evidenza dei dati e delle testimonianze lì presenti.

Più lieve fu il pomeriggio, con la visita alla Città olimpica, sede dell'Olimpiade del 1972. Notevole interesse destò lo stadio del Bayern, dove molti alunni comprarono dei ricordi, e la torre girevole, oltre che le strutture dei vari palazzi dello sport.

La sera, l'ultima che passavamo a Monaco, ci vide cenare alla famosa birreria Löwenbräu. L'invito a non eccedere nella birra fu seguito dalla maggior parte degli alunni, tanto che solo un paio, uscendo, ebbero qualche problema gastrico.

Il primo marzo facemmo ritorno a casa, forse solo un po' dispiaciuti dei pochi giorni passati a Monaco di Baviera.

Durante il viaggio di ritorno ci fermammo, quasi casualmente, a Bressanone per il pranzo. Trovammo un ristornate vicino al parcheggio che sembrava fare il caso nostro. Seduti al tavolo scorgemmo su un muro una gigantografia di un paesaggio familiare. Infatti si trattava di Chiavari. Chiedemmo al ristoratore, tipico tirolese, cosa c'entrasse Chiavari e lui ci rispose che sua moglie, la cuoca, era chiavarese. A volte la casualità...  Tra l'altro mangiammo molto bene...

Del viaggio ho ancora un po' di foto che ho digitalizzato creando uno slideshow. Per visualizzarlo. in una finestra popup, è sufficiente cliccare sull'immagine sottostante.


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Segue: il viaggio del 1985


 

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Aggiornato il: 25/05/2011 alle ore 13.00.11

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