Ars Docendi
Un enigma durato 4000 anni
l’avventura di uno strano numero - pigreco
Assegnare una data di nascita per
p
è impresa decisamente ardua , p
così come l’unità immaginaria "i", la base dei log "e",
appartiene a quella categoria di numeri tanto speciali, quanto famosi attorno ai
quali ruota tutto l’edificio matematico,e qualcuno sostiene, anche l’intero
Universo.
Fra questi sicuramente
p
è il più antico, basti infatti pensare che già nel IV secolo a.C. i Sumeri,
che come è noto, avevano ideato metodi per calcolare le aree dei campi in
funzione della base e altezza degli stessi, erano riusciti a ottenere,
deducendolo approssimativamente da misure concrete, il rapporto fra la
circonferenza e il suo diametro, quello che noi oggi rappresentiamo appunto con
il simbolo p
.
p
,come ben sa anche il più distratto degli studenti, esprime , lo abbiamo
appena detto, il rapporto costante tra la lunghezza "l" di una
circonferenza e quella "d" del relativo diametro; oppure tra l’area "S"
di un cerchio e il quadrato del suo raggio "r".
I due problemi fondamentali che il "nostro
amico" ci presenta sono:
-
Data una circonferenza, costruire un segmento lungo quanto
essa, problema noto come rettificazione della circonferenza;
-
Dato un cerchio, costruire un quadrato che abbia la stessa
area del cerchio stesso.
I due problemi sono intimamente collegati,
tanto che, risolto l’uno è risolto anche l’altro, in quanto l’area di un cerchio
è "=" a quella di un triangolo rettangolo avente come cateti il raggio, e
il segmento rettificante la circonferenza.
Dei due problemi il secondo è di gran lunga il
più famoso, un poco per la straordinaria semplicità del suo enunciato, un poco
per la difficoltà della sua risoluzione (gli innumerevoli tentativi che sono
stati fatti per risolverlo, lo hanno reso famoso anche fra il grosso pubblico),
ma soprattutto per la sua quadrimillenaria antichità, fatto questo che lo rende
ancora più affascinante agli occhi dei matematici, come a quelli dei profani.
Nella storia di questo nostro amico (chissà
se gli studenti la pensano così !) si possono distinguere vari periodi,
intanto è possibile ravvisare una sorta di "preistoria di
p
", periodo che registra i tentativi fatti per determinare le regole più
antiche per misurare l’area del cerchio, regole, come si è già detto, empiriche
di origine ignota, alcune di queste regole sono riportate nel Papiro egiziano
di Rhind 2000-1800 a.C. ( scritto dall’egiziano Ahmes, e conservato
nel Museo Britannico).
Conoscenze queste che ovviamente risalgono a
qualche secolo prima.
In questo papiro il cerchio è detto
equivalente ad un quadrato avente come lato il diametro diminuito di 1/9; i
babilonesi sapevano che il raggio, riportato come corda, sta sei volte nel
cerchio, per questo essi prendevano come area del cerchio quella dell’esagono
regolare inscritto, procedimento questo che si trova citato anche nella Bibbia.
La prima cifra infatti, è citata nel primo libro dei Re (7,23) nel quale si
descrive "una vasca antistante il Tempio di Salomone, che misurava dieci
cubiti da una parte all’altra, era tonda e un filo di trenta cubiti la
circondava d’ogni intorno".
In pratica detta vasca era circolare con un
diametro di dieci cubiti e trenta di circonferenza,dal che risulta che il
rapporto circonferenza diametro era circa 3.
Nei suoi scritti Ippocrate da Chio (V
sec.a.C.) afferma che ogni cerchio è proporzionale la quadrato del proprio
diametro, quasi contamporaneamente Anassagora da Clazomene si era
occupato di quadrare il cerchio.
Dinostrato pensa di aver risolto questo
problema servendosi di una curva trascendente inventata da Ippia, mentre
Antifone, contemporaneo di Socrate approssima la circonferenza partendo
dal quadrato inscritto e circoscritto ,e raddoppia successivamente il numero dei
lati sino a trovare un poligono che, dice Lui, per la piccolezza dei lati
"coincide" con il cerchio, cosa questa che, dal punto di vista della pura
astrazione, rappresenta, per l’epoca una notevole intuizione.
Questo ragionamento viene perfezionato dal suo
contemporaneo Brisone il quale considera anche i poligoni regolari
circoscritti.
Forse non è male citare, a titolo di pura
curiosità, che in tempi recenti (1974) qualcuno, ha scritto, mentendo" che i
Faraoni hanno scritto nelle piramidi i risultati di una scienza della quale
ignoriamo le origini e i metodi, in tali costruzioni si troverebbero infatti
(secondo tale "bufala") il calcolo esatto della durata di un anno solare, il
raggio e il peso della Terra, il valore di p e via discorrendo".
Esiste dunque qualcuno che crede di aver visto
nella piramide di Cheope un monumento eretto a
p
ben 10 secoli prima che lo scriba Ahmes insegnasse un suo metodo di
quadratura del cerchio che se " rozzo" da un punto di vista del moderno
matematico, porta pur sempre ad una notevole approssimazione del valore di
p
pari a 3 +1/6 !!!
Nel secolo scorso un certo John Taylor
analizzando una pietra del rivestimento della piramide di Cheope,
scoprì che questa lo portava ad una proprietà singolare nella piramide, il cui
angolo di inclinazione è circa 52°, e cioè che l’altezza sta in rapporto con il
perimetro come il raggio rispetto alla circonferenza e precisamente:
Una misura effettuata ha dimostrato che
effettivamente la precisione di questo rapporto è dell’ 1 per mille, forse
questa constatazione è stata la causa che ha scatenato le affermazioni
fantasiose dell’Autore di cui sopra.
Ciò che è storicamente certo è che gli
Egiziani non ebbero mai la consapevolezza teorica del problema relativo a
p
.
Comunque per ritornare al nostro viaggio
attorno, all’amico p , è abbastanza verosimile pensare che il
nostro sia nato attorno al V secolo a.C. anche se si è trattato ,è bene dirlo,
della nascita di un neonato senza nome, in quanto il simbolo oggi usato da tutti
noi, è stato introdotto dal grande matematico Eulero ben 22 secoli dopo.
Veramente importante è invece il contributo
dato da Archimede, questi cominciò col dimenticare i limiti che gli si ponevano,
rinunciò a servirsi di riga e compasso e fece funzionare quella che costituisce
la più grande ricchezza che la Natura possa dare a un matematico, la "fantasia
della ragione".
Archimede dunque ,seguendo il
precedente di Antifone, immaginò la circonferenza come compresa fra due insiemi
di poligoni regolari, uno inscritto e l’altro circoscritto alla circonferenza
stessa, partendo da un poligono di sei lati e continuando a raddoppiare
6,12,......si fermò a 96 (non aveva la calcolatrice..!!), vide che i perimetri
di entrambi gli insiemi di poligoni davano luogo a due successioni, e che tali
successioni "andavano via via avvicinandosi ,oggi diciamo, convergevano verso un
<VALORE VERO x > purtroppo -ahinoi- irraggiungibile, del nostro amico.
Continuando indefinitamente questo
procedimento, è chiaro che esso ci porta, ad una convergenza delle due
successioni via via sempre più "fine" e tendente ad un "limite comune che è
la lunghezza della circonferenza"; a questo punto è evidente che se il
diametro della circonferenza è unitario, tale limite comune è proprio il valore
di p .
Il lavoro di Archimede ha portato a
dimostrare alcune cose:
-
Un cerchio è equivalente ad un triangolo rettangolo di cui un cateto è il
raggio e l’altro il segmento rettificante la circonferenza;
-
Il cerchio sta al quadrato del diametro circa come 11 sta a 14;
-
La lunghezza della circonferenza è
ed è 
pertanto quest’ultimo teorema fornisce:
Resta solo da segnalare che Archimede utilizzò
un metodo che sarebbe stato ufficializzato da Weirestrass e Cantor
ben 21 secoli dopo.
Dopo Archimede la frazione 22/7
diventa di uso corrente nelle misure relative al cerchio; c’è solo da
aggiungere che fino al XVII secolo, p
passa un poco di moda, come diremmo oggi, si ha un periodo di quiescenza nel
quale la storia registra solo piccoli perfezionamenti del metodo, usato da
Archimede, perfezionamenti che hanno come scopo la conoscenza di un maggior
numero di decimali di p .
Nel 2° secolo Tolomeo ne dà una
scrittura in forma sessagesimale ossia:
;
nessun contributo viene dai Romani, grandi nel
diritto, ma pessimi matematici, poco anche dai Cinesi, qualche cosa dagli
Indiani (acthung, quelli delle Indie Orientali) che oltre al valore
3,1416
danno anche il valore Ö 10, è bene precisare che presso gli Indiani,
il valore 22/7 era in uso sin dai tempi antichissimi, lo stesso, cioè scarso
contributo, si puo’ pure dire per gli Arabi.
Un impulso nella ricerca si verifica durante
il Rinascimento a seguito dell’adozione delle cifre indo-arabiche, queste
infatti facilitando i calcoli, hanno permesso un calcolo più semplice dei valori
migliori di p , nessun passo avanti
però viene fatto sulla natura di questo numero.
Nella prima metà del ‘500 Oronzo Fineo
dice che p è esattamente eguale a , l’olandese
Métius
dà il valore approssimato con sei cifre esatte; a sua volta Viète
fornisce nove cifre, spingendo il metodo di Archimede fino ai poligoni di
6 · 216 lati.
Nel 1873 l’inglese Shanks spinse il
calcolo sino alla 707-esima cifra.
Un altro grande matematico di Colonia,
Ceulen Van Ludolph , impegna tutta la sua vita sul metodo di Archimede
giungendo sino ai poligoni di 60 · 229 lati e
calcolando quindi ben 35 cifre decimali di p .
Si arriva così alla prima metà del secolo XVII
quando Snellius e Huygens, perfezionando sensibilmente il metodo
di Archimede arrivano a calcolare 9 cifre dal poligono di 60
lati, e già tre dal semplice triangolo equilatero.
Dalla metà del secolo XVII sino al 1767 si ha
quello che può essere considerato un secondo periodo nelle storia di
p
, in esso vengono adoperati , per la nostra ricerca, mezzi più potenti, messi
a disposizione dalla nuova analisi, i ricercatori si avvalgono ora di sviluppi
in serie, in frazioni continue, in prodotti infiniti, per calcolare valori
approssimati, del nostro numero, sempre migliori.
E’ necessario però precisare che questi nuovi
strumenti di calcolo vengono usati, dai ricercatori dell’epoca, con un
entusiasmo che porta, come conseguenza, ad una certa disinvoltura, anche da
parte degli scienziati migliori, comunque il primo sviluppo di in prodotto
infinito, è stato dato da Viète nel 1579 ed il valore dato dalla seguente
espressione:
che storicamente rappresenta la prima
definizione analitica di p .
Effettivamente in quest’epoca si ha tutto un
fiorire di ricerche, tanti sono gli sviluppi di p
in procedimenti infiniti per cui non è il caso di riferirli tutti; degni di
menzione fra i più notevoli sono la formula di J.Wallis (1656):
La serie di Gregory e Leibniz:
La formula di Eulero : dalla quale deriva
,
relazione che pone un legame fra il numero "e ", e ,
p
fu questa appunto che permise ,in seguito, di decidere quale fosse la natura
di p stesso.
Nel 1706 J. Machin ha trovato la
formula
con la quale riuscì a calcolare 100 cifre
decimali del numero.
Con questa formula o con altre simili G.
von Vega nel 1794 ne calcolo’136; Z. Dase nel 1884 ne calcolò 200, e
707 furono calcolate da W.Shanks nel 1873.
Questo ciclo di p
può considerarsi chiuso con il 1767 anno in cui H. Lambert, a
conclusione di lunghi studi, è riuscito a dimostrare che se x è
razionale, tangx
è irrazionale, e viceversa , da questa considerazione ponendo segue che p è un numero irrazionale.
Finalmente si è giunti ad una prima cognizione
certa sulla natura di p , raggiunta questa certezza il calcolo di
ulteriori cifre decimali, volta alla ricerca di una fine o di un eventuale
periodo, non ha più alcun significato e valore scientifico, tranne quello di un
divertimento e passatempo curioso.
Nel terzo periodo di questa storia,
l’irrazionalità del nostro numero, è stata ancora una volta dimostrata da
A.M. Legendre
nel 1794, che riuscì anche a dimostrare l’irrazionalità di
p2.
Più vicino ai nostri giorni, e precisamente
nel 1974, I.Niven ha dato ancora una volta una semplice e nuova
dimostrazione della ormai ben nota irrazionalità.
Possiamo dire, a questo punto che, la
millenaria questione di p è stata risolta da J.Liouville
che nel 1844, ha dimostrato l’esistenza di numeri molto particolari, cioè
numeri che non sono radici di nessuna equazione algebrica a coefficienti
razionali, noti oggi col nome di numeri trascendenti.
Nel 1873 Ch.Hermite ha dimostrato che "e"
è un numero trascendente. Per concludere nel 1882, F.Lindemann, noto come
"il vincitore di p", ha dimostrato che anche p è trascendente.
A tutto questo si può forse aggiungere un
quarto periodo in quanto con l’invenzione dei calcolatori è ripreso il calcolo
delle cifre decimali del nostro numero allo scopo di studiare, da un punto di
vista statistico, la frequenza delle singole cifre decimali; nel 1959, in un’ora
e 40 minuti, sono state calcolate 10000 cifre decimali di p
senza rilevare alcuna particolarità nella frequenza delle singole cifre.
A questo punto si pone obbligatoriamente la
domanda se i due problemi fondamentali citati all’inizio siano o no risolvibili.
La risposta ovviamente dipende dai mezzi e strumenti con i quali ci si propone
di operare. Se ci poniamo in un punto di vista elementare, quello tanto per
chiarirci, della geometria degli antichi, ossia se si vogliono risolvere quei
problemi con una costruzione geometrica, in cui si tracciano rette e
circonferenze, o come si suol dire, con riga (ad un bordo solo) e il compasso,
la risposta non può che essere NO.
Ogni costruzione di questo tipo infatti
equivale ad un sistema di equazioni algebriche, che come si è visto ,non possono
risolvere problemi trascendenti, in altre parole questa in esame è una categoria
di problemi che non può essere risolta adoperando strumenti che consentano
soltanto di tracciare curve algebriche.
La risoluzione diventa possibile con strumenti
adeguati, ad esempio con uno strumento che consentisse di disegnare la curva
quadratica di Ippia e Dinostrato.
Ovviamente è possibile eseguire, con riga e
compasso, delle costruzioni che rettificano la circonferenza o quadrano il
cerchio in modo approssimato.
Basterebbe, ad esempio, utilizzare nelle
costruzioni la frazione di Archimede .
In definitiva si può affermare con sicurezza
che chi si accingesse a "quadrare il cerchio" con mezzi elementari è
condannato a sicuro insuccesso, lo studioso che invece si limiti a dare
soluzioni approssimate, potrà forse fare qualche cosa di interessante, ma
certamente nulla di "meraviglioso".
Possiamo concludere questo escursus storico su
uno dei numeri che più hanno solleticato la curiosità dei matematici con queste
considerazioni:
-
Le successive approssimazioni dei valori diciamo "storici" di p sono 14/314 pari al 4,5% per il valore
biblico.
-
L’errore calcolato da Ahmes è inferiore a 2 / 316,
vale a dire il 6 per 1000 all’incirca; il valore Indiano e di Archimede
presenta un errore di 4 decimillesimi, mentre il risultato di
Metius, se si pone al settimo posto dopo la virgola un 9 invece di
un 7, è errato di 2 / 31.415.927 vale a dire di una parte su 15 milioni.
-
Il valore trovato da Viete è errato a meno di un
miliardesimo.
Franco Castagnola
è stato titolare di Matematica nel Corso Geometri fino all'a.s.
2000-2001
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