Introduzione alla
spettroscopia
del prof. Augusto Biasotti
Rifrazione della
luce
Quando un raggio di luce passa da
una sostanza trasparente ad un'altra anch'essa trasparente, ma di densità diversa,
subisce una deviazione. Tale fenomeno è detto rifrazione.
Il raggio incidente, passando dall'aria al vetro, è stato deflesso
verso la normale (normale=perpendicolare) alla superficie di separazione dei due
mezzi; nel passaggio opposto il raggio è stato, invece, allontanato dalla normale.
L'angolo di rifrazione dipende dalla densità della sostanza
trasparente.
Dispersione della luce
Quando un raggio di luce bianca colpisce
obliquamente un prisma di vetro trasparente viene scomposto in tanti raggi di luce di
diversi colori.
Newton propose la seguente interpretazione del
fenomeno:
-
La
luce bianca è in realtà una mescolanza di luce di diversi colori.
Il prisma di
vetro non crea la luce di diversi colori, ma semplicemente separa i colori già contenuti
nella luce bianca.
La separazione
dei colori è dovuta al fatto che la deviazione dipende dalla lunghezza d'onda del raggio
incidente.
L'immagine che si può raccogliere su uno schermo
o su una pellicola fotografica è detta spettro e mostra una serie di
colori sfumati dal rosso al violetto.
L'analisi dello spettro mostra come la radiazione rossa (
l = 750 nm) venga deviata meno della
radiazione violetta
( l = 350 nm ).
Tale spettro viene definito anche come spettro
di emissione continuo. Danno spettri continui tutti i corpi incandescenti: solidi e
liquidi.

Spettri di
emissione
Scomponendo con un prisma di
vetro un raggio di luce proveniente da una lampada contenente idrogeno gassoso si
osserva la formazione di uno spettro caratteristico costituito da quattro righe distinte
su fondo nero. Dette linee si trovano due sul violetto,
una sull'azzurro ed una sul rosso.
Cambiando il gas contenuto nella lampada cambia
anche lo spettro di emissione ottenuto.
In tali spettri non si osserva alcuna successione
di colori sfumati, ma solo righe nette, colorate e su fondo nero.
Essi sono tipici di gas incandescenti a bassa
pressione. Il numero di righe, il loro colore e la loro lunghezza
d'onda
( l )
variano al variare del gas considerato.
Ogni elemento gassoso o reso gassoso ha il proprio
spettro di emissione.

Spettri di
assorbimento
Quando un gas o un vapore, a
temperatura inferiore di quella della sorgente di luce bianca, viene interposto tra la
sorgente stessa e lo spettroscopio, si ottiene uno spettro di assorbimento; esso
presenta una o più righe nere ( di assorbimento ) su un fondo colorato continuo.
Confrontando lo spettro di emissione a quello di
assorbimento di una stessa sostanza si vede che le righe nere nello spettro di
assorbimento cadono nella stessa posizione (
stessa
l ) delle righe colorate dello spettro di
emissione. I due spettri si corrispondono come una foto al proprio negativo.
Si può concludere affermando che tutte le
sostanze assorbono radiazioni luminose della stessa lunghezza d'onda
( l )
e frequenza (
n ) di quelle che sono
in grado di emettere. La spettroscopia è un utilissimo mezzo di analisi
chimico-fisica delle sostanze.
Interpretazione dello
spettro di emissione dell'idrogeno
secondo il modello atomico di Bohr
La regolarità dello spettro di emissione di un
elemento, cioè il fatto che esso era sempre formato dalle medesime e caratteristiche
radiazioni, indipendentemente dalla sua provenienza e da eventuali procedimenti di
eccitazione cui fosse stato sottoposto, non trovava alcuna valida spiegazione con il
modello proposto da Rutherford nel 1911. Il primo ad affrontare il problema, su
basi matematiche, fu Niels Bohr nel 1913.
Bohr accettò il modello planetario proposto da
Rutherford e, per spiegare la regolarità di comportamento dello spettro di emissione
dell'idrogeno, introdusse alcuni postulati tratti dalla meccanica quantistica.
-
Nell'atomo di
idrogeno l'elettrone si muove lungo orbite circolari preferenziali ( orbite stazionarie
) caratterizzate ognuna da un determinato raggio e da una determinata quantità di energia
( livelli energetici ). Quando l'elettrone percorre tali orbite l'atomo di H non
emette né assorbe energia. Tali orbite vennero indicate con le lettere K, L, M,
N, O, P, Q. A ciascuna orbita venne, inoltre, associato un numero intero positivo
detto numero quantico ( K: n=1; L: n=2; M: n=3; etc.). Bohr
determinò, poi, i raggi delle orbite: K: r=0.052 nm; L: r=0.212 nm; M: r=0.477 nm,
etc..

Nell'atomo non eccitato l'elettrone percorre
l'orbita più vicina al nucleo ( orbita K ); tale orbita è
caratterizzata dal valore minimo di energia, indicato come
E0
( si legge: e con zero ), rispetto a quelli delle altre orbite. A
tutte le altre orbite descritte dall'elettrone, le energie delle quali aumentano a mano a
mano che ci si allontana dal nucleo, corrispondono stati eccitati ( E1,
E2,
etc. ).
DE ( si legge: delta e ) corrisponde alla
differenza tra l'energia dello stato stazionario di partenza e quello di arrivo
dell'elettrone. Ad esempio, se all'atomo di idrogeno viene somministrata energia
dall'esterno, l'elettrone salta dallo stato fondamentale K , ad energia E0
, allo stato eccitato L ( E1 ) e, senza una ulteriore eccitazione
esso ritorna allo stato fondamentale K ; l'energia ceduta è data dalla formula
DE = E1 - E0 ,
ove E1 indica l'energia dell'elettrone nell'orbita L ed E0 l'energia nell'orbita K.
La frequenza ( n ) della radiazione emessa è data dalla formula DE = h × n ove h è detta costante
di Plank, il cui valore è 6.63 × 10 -34 J s.
La frequenza è legata alla lunghezza d'onda
( l ) della radiazione dalla
formula n = c /
l , ove
c è la velocità della luce, ovvero 3.00 × 108 m / s.
Ad ogni transizione elettronica ( salto )
corrisponde una riga dello spettro. Poiché le orbite percorribili dall'elettrone sono ben
definite, le transizioni elettroniche possibili da un'orbita alla precedente risultano in
numero limitato. L'energia emessa sotto forma di radiazione elettromagnetica risulta
costituita da quantità discrete ( discontinue ); le frequenze e le
lunghezze d'onda delle varie radiazioni risultano pure discrete e coprono una parte molto
piccola dello spettro visibile.

La formula con la quale si ricava
l'energia potenziale Ep è la seguente: Ep = m × g
× h , ove:
m = massa in kg,
g = forza di accelerazione gravitazionale =
9.8 m / s2
h = altezza in metri.
Da studi spettroscopici accurati risulta che le
quattro righe dello spettro dell'idrogeno nel visibile provengono dalle seguenti
transizioni elettroniche:
l1 ( rosso ): radiazione con notevole lunghezza
d'onda e bassa frequenza.
l4 ( violetto ): radiazione con piccola
lunghezza d'onda ed alta frequenza.

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