Ars Docendi

  La geometria prima di Euclide
(Le origini della geometria)

di
Franco Castagnola

Le origini della geometria si possono far risalire agli albori della civiltà, quando l’uomo sotto la spinta delle proprie necessità, determinò un certo numero di regole per risolvere alcuni problemi pratici, quali, ad esempio, il calcolo delle aree dei terreni.

E’ la stessa parola, geometria, di derivazione greca, a ricordarci tale origine, infatti il suo significato etimologico è: misurazione della Terra.

La più antica geometria, di cui abbiamo notizie certe, risale ad alcuni millenni prima della nascita di Cristo e la si deve agli Assiro-Babilonesi ed agli Egiziani.

I documenti che possediamo su tale civiltà sono costituiti da numerose tavolette di argilla ricoperte di scrittura detta cuneiforme, perché formata da segni con forma di cunei, ovvero di piccoli chiodi. In pratica possiamo considerare queste tavolette come i più antichi libri a noi noti ,risalgono infatti ad almeno 2000 anni a.C..

Recano incisa la risoluzione di alcuni problemi geometrici, e dalla loro lettura si deduce che gli studiosi Assiro-Babilonesi conoscevano le regole per il calcolo delle aree delle figure piane più semplici e dei volumi di alcuni solidi.

Fra i documenti che ci sono pervenuti, il più importante, relativo alle conoscenze matematiche degli Egiziani , è quello noto con il nome di "Papiro di Rhind", scritto tra il 1788 e il 1580 a.C. è ,in realtà, la copia di un altro documento più antico scritto tra il 1849 e il 1801 a.C..

Questo importantissimo documento è una raccolta di problemi risolti, molti geometrici, che si ritiene non fossero altro che modelli per la risoluzione di altri problemi analoghi a quelli citati in esso.

Anche da questo "Papiro" si rileva che anche gli Egiziani conoscevano le regole per il calcolo delle aree e volumi più semplici.

E’ bene sottolineare che sia presso gli Assiri-Babilonesi sia presso gli Egiziani, la Geometria aveva un carattere esclusivamente pratico, essendo infatti costituita da regole determinate empiricamente.

Come abbiamo dunque visto, nella sua forma primitiva, la geometria ha cominciato a costituirsi nell’antica Babilonia e in Egitto.

Essa aveva a che fare, si è detto, con la misura degli oggetti fisici, con problemi pratici tipo la lunghezza di un pezzo di corda o di stoffa, l’area di un campo, o il volume di un cesto.

Nel problema della misura si possono individuare tre passi:

  1. la scelta di una unità di misura;
  2. la riproduzione di questa unità;
  3. il contare il numero di volte che l’unità è contenuta nell’oggetto che si vuole misurare.

Ad esempio per misurare la superficie di un piano si potrebbe scegliere come unità un particolare quadrato e vedere quante volte esso è contenuto nella superficie in esame.

Il problema importante è rendere questa terza operazione il più veloce possibile.

I sacerdoti babilonesi avevano, più di 5000 anni fa, una certa familiarità con questo aspetto del problema; sebbene non possedessero ancora un simbolismo algebrico essi erano a conoscenza della formula dell’area di un rettangolo e di quella del volume di un cilindro.

I babilonesi fecero un primo tentativo di rendere più generale la formula dell’area del rettangolo adattandola ad un quadrilatero di forma qualsiasi.

Dalle poche notizie che ci sono pervenute sappiamo che essi risolvevano il problema in questo modo

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questa formula risale a circa 3000 anni A.C.

Essa rappresenta un buon passo avanti ( per l’epoca) però è corretta solo quando il quadrilatero è un rettangolo.

Con lo stesso ragionamento cercavano di calcolare il volume di un cesto:

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formula, anche questa, che è corretta solo se b=b’.

Gli Egiziani, 1000 anni dopo fecero dei passi avanti nell’avvicinarsi al valore vero nel calcolo del volume di un tronco di piramide:

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usando la formula sopra riportata al posto di quella dei Babilonesi

Si noti che nella formula egiziana compare il termine ab che è la media geometrica fra a2 e b2 e che rappresenta l’area di un rettangolo di lati a , b.

Ancora i Babilonesi avevano capito che fra la lunghezza dell’ipotenusa di un triangolo rettangolo e i due cateti c’era una relazione che rappresentavano con la seguente formula

formula

Per a=4 e b=3 essi trovavano Formula mentre il valore vero è 5 ( si trattava quindi di una buona approssimazione).

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I topografi Egiziani, a loro volta sapevano che disponendo una cordicella con nodi, come in figura, potevano ottenere un triangolo rettangolo.

Quando i Babilonesi, come gli Egiziani valutavano un volume, era sempre il volume di un particolare oggetto fisico, esempio un cesto di grano o un blocco di pietra.

Le notizie sulle conoscenze geometriche degli antichi Egizi, ci provengono da Erodoto (V sec. A.C.) e da Proclo (IV sec. A.C.) il quale si basava sulla testimonianza di Eudemo di Rodi (circa 320 A.C.).

Solo un millennio dopo, nel VI secolo a.C., la Geometria in particolare, ma anche tutta la Matematica,cominciò a subire una trasformazione profonda, cominciò ad essere coltivata e sviluppata in sé e per sé, e non più con l’unico obiettivo delle applicazioni pratiche, da quel momento cominciò a diventare una vera scienza del pensiero.

Gli artefici di questa importante trasformazione furono principalmente Talete, Pitagora, Euclide e Archimede. Vediamo come maturò questa trasformazione:

A lungo andare però cominciò a farsi strada una nuova idea, quella che il volume non fosse una proprietà legata alla particolare sostanza, tipo grano, farina, sabbia ecc., ma invece una proprietà indipendente da essa, cioè un dato cesto ha lo stesso volume sia che contenga grano sia contenga sabbia.

Pian piano comincia a farsi strada il concetto di astrazione; se noi osserviamo gli oggetti del mondo materiale notiamo che essi hanno ,oltre alle proprietà inerenti la materia che li costituisce, due proprietà comuni a tutti: la Forma e l’Estensione (capacità di occupare dello spazio) ora se di ogni corpo materiale immaginiamo di trascurare le sue proprietà strettamente materiali, quali peso, colore, lucentezza, temperatura, conducibilità elettrica ecc., di esso ci rimane soltanto "un’idea" di quel corpo.

A tutti noi è capitato di osservare oggetti che rappresentano figure geometriche e contemporaneamente di rilevare la loro imprecisione e imperfezione, e di conseguenza a tutti è capitato di sentire la necessità di separare l’oggetto materiale dall’idea che quell’oggetto ci suggerisce.

Per esempio se di una boccetta di biliardo, trascuriamo il fatto che essa sia di avorio, il suo colore, peso ecc., ecco che alla nostra mente si affaccia "per astrazione" l’idea del corrispondente corpo geometrico, cioè la sfera.

Uno dei più grandi filosofi greci Platone soleva dire: "I Geometri si valgono di figure sensibili(materiali) e sopra di esse ragionano, non pensando ad esse, ma a quelle di cui esse sono l’immagine".

Le figure geometriche quindi non sono oggetti materiali che possono essere percepiti dai nostri sensi, ma dei puri concetti, enti astratti o ideali che possono essere solo pensati.

Il primo a formulare il concetto astratto di spazio fu il filosofo greco Talete di Mileto (640-546 A.C.). Talete era un mercante che attraverso i suoi viaggi aveva grandi contatti con gli Egiziani e essendo dotato di una mentalità filosofica, colse le idee fondamentali degli studiosi egiziani e le portò in Grecia dove ebbero grande impulso grazie ad un altro grande studioso Euclide.

Inizialmente dunque i concetti in geometria erano provati empiricamente, cioè mediante esperimenti in cui particolari configurazioni venivano osservate e misurate.

Con l’impulso dato dai "geometri" greci, in particolare Talete ed Euclide si perviene ad un nuovo modo, totalmente diverso, di impostare le cose e si arriva alla geometria Euclidea come scienza basata sul ragionamento.

E’ bene ricordare che in ogni scienza basata sul ragionamento ogni concetto nuovo viene introdotto, definito, attraverso altri già noti in precedenza, questi a loro volta erano stati definiti mediante altri noti in precedenza ancora; a questo punto si pone la domanda se sia lecito pensare di procedere cosi’ a ritroso indefinitamente o se ci si debba fermare ad un certo punto.

Poiché per la mente umana non è razionale la prima ipotesi, è necessario ammettere che in qualsiasi disciplina esistono dei concetti che costituiscono la sua base, e che essendo i primi di quella scienza vengono chiamati primitivi, e di essi non si dà alcuna definizione.

In geometria (scienza razionale per eccellenza) i concetti, meglio ancora, gli Enti Primitivi sono il punto, la retta ed il piano, che non possono, a questo punto è evidente, essere definiti. Per mezzo loro poi si definiscono tutte le altre figure geometriche.

Così come non è possibile definire tutti i concetti allo stesso modo non è possibile dimostrare tutte le proprietà.

Infatti, dal momento che una proprietà si deduce da una o più altre note in precedenza, e queste a loro volta, da altre note in precedenza ancora e via di seguito senza termine, non resterebbe mai dimostrata la prima proprietà considerata, è così evidente, ancora una volta, che questo procedimento deve arrestarsi ad un certo punto, ad alcune proprietà la cui verità deve essere ammessa, senza dimostrazione.

Gli enunciati di queste verità vengono chiamati assiomi o anche postulati; postulato è un termine che deriva dal latino "postulare" cioè chiedere.

I postulati sono quindi frasi che esprimono delle proprietà che i matematici chiedono siano accettate come vere e dalle quali poi, mediante il ragionamento, verranno dedotte altre proprietà, al cui enunciato si da il nome di teorema.

 

Franco Castagnola è stato titolare di Matematica nel Corso Geometri fino all'a.s. 2000-2001.

 

Aggiornato il: 26/11/2006 alle ore 11.01.44

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