FIRENZE: Strutture Architettoniche Civili e
Religiose del Rinascimento
del prof. Augusto
Biasotti
Il palazzo rinascimentale era costituito da quattro corpi di
fabbrica riuniti intorno a un cortile centrale. Tale impianto era il
miglior compromesso tra le esigenze di intimità, garantita dal cortile
centrale, sul quale si aprivano le porte delle camere, rese comunicanti
fra loro tramite i corridoi a forma di portico che sono le logge, e
quelle di rappresentanza, cui poteva provvedere un imponente prospetto
sulla strada.
Le facciate da organizzare erano quindi quella verso il cortile e quella,
o quelle, verso la strada.La prima aveva un tema obbligato,
stabilito dalla loggia.
Veniva dunque a essere una serie di archi appoggiati su corrispondenti
serie di colonne; oppure - come quasi subito si usò, trasformando la
loggia superiore in una galleria, cioè in un corridoio chiuso -
una serie di archi con colonne, al pianterreno, sormontate da una serie
di finestre, in asse con gli archi, ossia centrate sopra il loro colmo,
al primo piano e a quelli eventualmente superiori.
Generalmente una trabeazione corrispondente all’ordine delle
colonne separava un piano dall’altro; e una serie di lesene
– i pilastri leggermente incassati nel muro - veniva a corrispondere,
nei piani superiori, alle colonne del portico.
Assai più complicata era l’organizzazione della facciata
verso la strada, tanto che il Rinascimento non espresse uno schema
unico, ma ben tre, in successivo ordine di tempo.
- Il primo tipo risale a Brunelleschi stesso, ed ebbe la massima fortuna per
quasi tutto il Quattrocento: si tratta della facciata a
bugnato, il particolare tipo di rivestimento murario a grosse pietre
rozzamente squadrate. Questo rivestimento – o paramento, se vogliamo ricorrere
al termine esatto - viene usato per tutta la facciata, interrotto solo dalle
finestre e da una leggera cornice decorata che separa un piano dall’altro.
Generalmente le irregolarità e il rilievo delle pietre
diminuiscono passando da un piano a quello successivo, tanto che in alcuni
esempi l’ultimo piano è totalmente liscio.
Esempi: palazzo Medici (Michelozzo) Firenze (1444),
palazzo Pitti (probabile progetto di F. Brunelleschi o di L. B. Alberti)
Firenze (1457), palazzo Strozzi (B. da Maino, G. da Sangallo, Cronaca) Firenze
(1489).
- A questo tipo di struttura, regolare e razionale, ma senza legami geometrici
ben definiti tra le varie parti, ne venne presto affiancato un secondo tipo, a
ordini sovrapposti.
Il primo tentativo in tal senso è stato fatto da Leon
Battista Alberti, il secondo grande architetto quattrocentesco e il primo
a scrivere un trattato sull’architettura.
Sostanzialmente, si trattava di una facciata anch’essa in
bugnato, ma nella quale le finestre erano separate da altrettante lesene. Non
solo, ad ogni piano corrispondeva un particolare ordine: tuscanico al
pianterreno, il più rustico, per finire con il composito all’ultimo piano, e fra
un piano e l’altro non correva più una semplice cornice, ma la trabeazione
corrispondente all’ordine della colonna sottostante. Insomma, tutto l’edificio
risultava “ingabbiato” in una maglia basata sugli ordini: uno schema molto
più logico e coerente. Prototipo palazzo Rucellai (Alberti) Firenze
(1452).
- A Cinquecento inoltrato compare un terzo tipo di palazzo più raffinato: quello
a finestre sovrapposte. Esso ebbe il prototipo nel palazzo Farnese, Roma,
eretto da Antonio da Sangallo e Michelangelo (1515). Si trattava, in pratica, di
un edificio assai meno “ritmato” di quello dell’Alberti, e nel quale i vari
piani erano indicati soltanto da una fascia decorata – il marcapiano – e
conclusi da un poderoso cornicione. Gli ordini erano usati sovrapposti e
comparivano appena nelle finestre dei vari piani, ognuna delle quali costituiva,
per così dire, un piccolissimo edificio a sé, completo di cornicione e di
timpano: la parte triangolare reggente il tetto.
In altri termini, tutta l’architettura della facciata si
riassume in un unico elemento, a cui è affidata quasi ogni funzione: la
finestra.
Questa delle tre soluzioni, è
certo la più raffinata, quella destinata a fare scuola nei secoli a venire.
A Firenze ne è un esempio palazzo Bartolini - Salimbeni (Baccio d’Agnolo)
(1520).
Esso rappresenta il punto di
snodo tra la tipologia tutta fiorentina del palazzo quattrocentesco e quella, di
ispirazione romana, del palazzo cinquecentesco.
La spontanea avversione di
Firenze a questo mutamento, del resto, è più che comprensibile.
Con il cinquecento, infatti, il centro di elaborazione dell’arte e della
cultura rinascimentali si sposterà definitivamente dal capoluogo toscano
a Roma.
Palazzo Medici
(1444-1464) - Cosimo il Vecchio, dopo aver rinunciato a un progetto
presentatogli da F. Brunelleschi, affidò la costruzione del palazzo a
Michelozzo.
Come in una domus romana i vari ambienti si
articolano attorno a un cortile centrale al quale si perviene attraverso
un vestibolo coperto da una volta a botte.
Esternamente l’edificio si presenta con un bugnato rustico
assai pronunciato al piano terreno, meno accentuato e molto più regolare al
piano primo e con conci appena rilevati al piano secondo.
Tale differenziazione di trattamento si accompagna alla
progressiva diminuzione d’altezza dei piani e al potente cornicione all’antica,
con modiglioni, che sostiene il forte aggetto del tetto e chiude, superiormente,
il blocco compatto del palazzo.
La differenziazione dei bugnati che Michelozzo applica qui
per la prima volta sarà destinata a diventare il riferimento d’obbligo per
l’esecuzione del paramento murario esterno di ogni successivo palazzo
rinascimentale fiorentino.
Anche il cortile centrale, porticato con archi e colonne al
piano terreno, chiuso con finestre a bifora al piano primo e coronato da
una loggia architravata al piano secondo, diventerà uno degli elementi più
ricorrenti e caratterizzanti della nuova tipologia edilizia privata tra
Quattrocento e Cinquecento.
Palazzo Rucellai
(1446-1452) – Con la facciata di Palazzo Rucellai, Leon
Battista Alberti offre lo schema per un rinnovato palazzo urbano basato sulla
sovrapposizione degli ordini: caratteristica dell’antica architettura romana.
In tale facciata, infatti, è possibile vedere la traduzione su un piano del
fronte curvilineo del Colosseo.
Al piano terreno si hanno lesene con capitello tuscanico,
appena aggettanti rispetto alla facciata, che reggono una trabeazione a fregio
continuo, senza metope o triglifi (come nel Colosseo), sulla quale si impostano
le lesene del primo piano, coronate da ricchi capitelli ionici, a volute
rivolte verso l’alto, analoghi a quelli antichi di Castel Sant’Angelo.
Sull’elaborata trabeazione del primo piano si impostano le
ultime lesene con capitelli corinzi dal disegno semplificato. Ciò perché,
analogamente a quelle del Colosseo, la loro posizione elevata non ne avrebbe
reso apprezzabile dal basso la raffinata esecuzione.
Anche le mensole che sorreggono la cornice che corona
l’edificio sono ospitate nel fregio.
Il lieve sfasamento di piani esistente tra le lesene dal
fusto liscio e la restante superficie muraria, nella quale il bugnato è stato
smaterializzato e ridotto a puro disegno, conferisce alla facciata un estremo
rigore geometrico.
Il basamento è ornato da una panca tipica dell’architettura
civile fiorentina.
Spedale degli Innocenti
– Fu il primo orfanotrofio costruito in Europa, fondato per accogliere i
trovatelli, venne iniziato nel 1419 dal Brunelleschi su commissione dell’Arte
della Seta, forse ispirato alla vicina loggia trecentesca dell’ospedale di
S. Matteo.
La facciata è composta da nove archi a tutto sesto, decorati
nei pennacchi da graziosi medaglioni, tutti leggermente diversi tra
loro, di Andrea della Robbia (1487), con scolpito su ciascuno di essi un bimbo
in fasce su fondo blu cobalto.
Nove sono anche le finestre di forma classica, sormontate da
un timpano; esse poggiano direttamente sulla cornice, in pietra serena,
dell’alta trabeazione che, tangente al cervello degli archi è sostenuta da un
ordine maggiore di paraste situate alle estremità della fabbrica le quali a loro
volta sono affiancate da colonne libere.
Tale struttura ispirerà il Masaccio nella “Trinità” in
S. Maria Novella.
L’intercolunnio è pari all’altezza delle colonne e alla
profondità del porticato. La campata, allora, risulta di forma cubica. Lo spazio
del loggiato, quindi, può definirsi modulare.
Ciò significa che nella sua realizzazione Brunelleschi
utilizza ripetutamente la stessa misura, modulo, al fine di meglio scandire lo
spazio.
Questa tipologia architettonica, del tutto nuova, fu ripresa
innumerevoli volte durante e dopo il Rinascimento e fu copiata in questa stessa
piazza da A. da Sangallo nel Cinquecento per completare simmetricamente lo
spazio, che divenne così la più bella piazza di Firenze.
Basilica di Santa Maria Novella
–
La costruzione, internamente in
stile gotico con facciata in stile rinascimentale, ebbe inizio ad opere dei
Domenicani nel 1246. La pianta della chiesa è a croce commissa ( T ) e ricorda
gli schemi cistercensi: presenta tre navate e sei campate le cui dimensioni
diminuiscono avvicinandosi al coro: ciò esalta l’effetto prospettico.
L’abside, a pianta quadrata, è affiancata da quattro
cappelle simmetricamente disposte ai lati.
La facciata esterna presentava, prima dell’intervento di L.
B. Alberti (1458-1460), oltre al portone centrale e i due portali laterali,
anche profondi archi acuti con le tombe gotiche e le alte arcate cieche.
L’Alberti ha mantenuto tutto ciò, ed ha inserito il portale
centrale all’interno di un arco a tutto sesto incorniciato da due semicolonne
corinzie su alti piedistalli. Tale arco introduce a una breve volta a botte
cassettonata che poggia su superfici murarie scandite da coppie di lesene
corinzie scanalate.
Le semicolonne sono riproposte, nelle due estremità della
facciata, affiancate dalle paraste d’angolo rivestite con fasce di marmo
verde e bianco.
Un alto attico dipinto separa l’ordine inferiore da
quello superiore.
Nella parte superiore quattro paraste corinzie, con zebratura
marmorea, sorreggono una trabeazione al di sopra della quale poggia il timpano.
Due ampie volute riccamente ornate raccordano l’ordine superiore
all’attico, nascondendo gli spioventi del tetto delle navate laterali.
Il sistema dei due piani di ordini raccordati da due grandi
volute avrà la massima fortuna nei secoli successivi.
All’interno della Basilica si può ammirare:
- Terza campata della navata sinistra:
La Trinità del Masaccio (1426-1428)
- Appesa nella navata centrale: Croce dipinta
di Giotto (1295 )
- Cappella Gondi a sinistra: Crocifisso
del Brunelleschi (1410-1415)
- Cappella maggiore, commissionata da G. Tornabuoni (1485):
Ciclo pittorico con sette scene su
ciascuna parete - Le storie della Vergine sulla sinistra, e
di Giovanni Battista sulla destra,
l’Incoronazione della Vergine nella lunetta sopra il
finestrone - opera del Ghirlandaio.
- Cappella Strozzi di Mantova, laterale sinistra,
affreschi opera dell’Orcagna.
- Sagrestia: Lavabo delle Sagrestia di G.
della Robbia.
Piazza SS. Annunziata e Via dei
Servi di Maria –
Rappresenta il primo esempio di ridisegno urbano della città, forse
ispirato dallo stesso Brunelleschi, nel corso del XV secolo.
La via diventa l’asse privilegiato attraverso il quale si può
avvicinare la cattedrale: essa crea un suggestivo cannocchiale prospettico che
dalla piazza inquadra, tra due fitte schiere di case, l’imponente mole della
cupola.
Questo è l’unico punto di vista dal quale è possibile
ammirare la sua gran massa nella sua interezza, il che ce la fa apparire ancora
più gigante e incombente.
Basilica di Santa Croce
- La costruzione, in stile gotico, è stata iniziata dai Francescani nel
1294 su progetto di Arnolfo di Cambio, la facciata, in stile neogotico, è del
1863. La pianta si presenta a croce commissa ( T ) a tre navate,
sette campate precedono il transetto, l’abside poligonale è affiancata da dieci
cappelle simmetricamente disposte ai suoi lati.
L’interno, con archi acuti e copertura a capriate
lignee, è austero secondo il clima francescano.
Ai lati delle navate della Basilica, pantheon dei cittadini
più insigni di Firenze, si trovano, il cenotafio di Dante Alighieri ed
i sepolcri di Michelangelo, Foscolo, Machiavelli , Galileo, Ghiberti e
Alfieri.
La tomba di Michelangelo del Vasari è composta, in alto,
dall’affresco della Pietà, dal busto di Michelangelo e in basso le
statue allegoriche della Pittura, della Scultura e dell’Architettura.
Da ammirare in corrispondenza del transetto, a sinistra
dell’abside:
- Cappella Peruzzi: affrescata da Giotto (1314-1315)
con “ Le storie di San Giovanni Battista e San
Giovanni Evangelista”.
- Cappella Bardi: affrescata da Giotto e allievi
(1320-1325) i sette episodi di “ Le storie di San
Francesco”
Collocato sullo sfondo della vetrata
di una cappella si trova il Crocifisso, opera giovanile, di Donatello.
- Nel Chiostro della Basilica di S. Croce si trova
la Cappella dei Pazzi, costruita su progetto del
Brunelleschi (1429-30), a pianta centrale con cupola profilata da
costoloni e decorata sui pennacchi da medaglioni policromi con
i quattro Evangelisti. I dodici fondi in terracotta smaltata
con assise le figure degli Apostoli sono opera di Della Robbia.
- Nel Museo dell’Opera di Santa Croce si può ammirare
il Crocifisso di Cimabue (1287–1288), la croce dipinta,
recentemente restaurata, è stata danneggiata durante l’alluvione del 1966.
Basilica di Santa Maria del
Fiore
– Il progetto iniziale era di
Arnolfo da Cambio, successivamente la costruzione è stata ripresa dal Talenti,
circa 100 anni dopo la cupola è stata completata dal Brunelleschi. La facciata
attuale, in stile tardoottocentesco, è stata edificata tra il 1875 e il 1887.
La costruzione si presenta a tre navate con intercolunnio
uguale alla larghezza della navata centrale, di conseguenza le quattro campate
sono quadrate, il che rende possibile stimarne già a colpo d’occhio le
dimensioni complessive.
Due grandi cappelle laterali, ciascuna contenente al proprio
interno cinque cappelle minori, fungono da transetto: la mancanza di spazio
esterno non ne aveva permesso la realizzazione di uno di dimensioni adeguate.
Una terza cappella centrale, uguale alle altre due, funge
invece da vera e propria abside, e costituisce nel contempo il prolungamento
oltre la cupola della navata centrale.
La cupola iniziata dal Brunelleschi nel 1420, che riuscì a
costruirla senza armature lignee, si erge sopra un tamburo ottagonale forato da
otto grandi finestre circolari. Dall’esterno si possono osservare le otto
nervature marmoree che convergono verso un ripiano ottagonale. La cupola venne
terminata nel 1434, e la chiesa venne consacrata nel 1436.
Sul ripiano che chiude la cupola poggia una leggera lanterna
cuspidata, stretta da otto contrafforti a voluta: le prime volute del 400.
Alla morte del Brunelleschi, nel 1446, la lanterna era ancora in costruzione.
Nella parte interna della cupola si può ammirare il “Giudizio
Universale” opera del Vasari, con narrazioni tratte dall’Apocalisse di
S. Giovanni, in sintonia con il nuovo clima postconciliare.
Sopra la porta della Mandorla del Duomo, lato nord, si può
ammirare il mosaico della lunetta con l’Annunciazione del Ghirlandaio.
Palazzo
Vecchio –
E’ stato eretto tra il 1299 e il 1314 su probabile progetto di A. da Cambio.
La forma squadrata a parallelepipedo con un massiccio paramento esterno in
pietra forte gli conferisce un aspetto semplice e severo. Alla sommità, a
coronamento del palazzo, leggermente sporgente rispetto al filo della facciata,
sorretto dai cosiddetti beccatelli, si trova un alto ballatoio sormontato da
merli guelfi, cioè squadrati, con funzione difensiva.
La grandiosa massa dell’edificio risulta ingentilita
dall’alta torre (94 m)
che rispetto alla facciata principale risulta decentrata verso destra. Anche in
essa un ballatoio sporgente, ripete le forme di quello del palazzo, con
accentuata funzione decorativa come dimostra l’impiego dei più raffinati merli
ghibellini, cioè sagomati a coda di rondine. L’edicola terminale funge da cella
campanaria.
La campana del Comune, infatti, chiamava a raccolta i
cittadini e, a seconda del suono, poteva comunicare loro la ricorrenza di una
data, l’imminenza di un pericolo o l’ordine di una adunata.
Pietra forte
– Arenaria a cemento calcareo o dolomitico, per esterni, a grana fine e
compatta, non geliva e resistente di colore grigio – giallastro, molto diffusa
nell’Appennino.
Pietra serena
– Arenaria a cemento calcareo-marnoso, geliva, di colore grigio azzurrognolo,
adatta per interni, di largo impiego negli edifici toscani, specie in quelli
fiorentini.
Tempera su tavola
– Croce dipinta - Il supporto è costituito da tavole di
pioppo assemblate ed opportunamente trattate. Come agglutinante dei pigmenti
colorati si impiega per lo più il tuorlo d’uovo o l’albume d’uovo, che ha la
caratteristica di asciugare velocemente e di resistere all’umidità.
Piazza della Signoria
- Si può ammirare:
- Copia marmorea del David
di Michelangelo.
- Ercole e Caco:
gruppo marmoreo scolpito da Baccio Bandinelli nel 1534.
- Giuditta e Oloferne:
opera bronzea di Donatello, commissionata dalla Repubblica, nel 1495,
dopo la cacciata dei Medici, ad esempio di virtù e civiltà
repubblicane.
- La grandiosa Fontana del Nettuno di Bartolomeo
Ammannati, (detto il Biancone) capolavoro
dell’arte del manierismo. Le statue di bronzee di Tritoni e Nereidi
che decorano la fontana
sono opere dello stesso Ammannati ed altri suoi collaboratori tra cui
il fiammingo
Giambologna.
- Il Marzocco: Il leone in pietra serena,
scolpito da Donatello attorno al 1420, che regge con la
zampa destra lo scudo gigliato, simbolo della città di
Firenze.
- Un disco in porfido di fronte
alla fontana indica il luogo in cui venne eseguita
la condanna a morte e arso il corpo di Girolamo
Savonarola (23 maggio 1498).
- A sinistra della fontana il
Monumento equestre del granduca Cosimo I dei Medici eseguito
dal Giambologna.
Loggia
della Signoria
o Loggia dei Lanzi – Fu eseguita tra il 1376 e il 1382, in stile tardo
gotico, opera di Benci di Cione e Simone Talenti, era destinata alle
varie cerimonie della Signoria.
L’edificio presenta tre ampie arcate a tutto sesto sostenute
da quattro pilastri polistili con fantasiosi capitelli corinzi, il
soffitto è costituito da volte a crociera.
A coronamento della loggia una serie di mensole sorregge una
elegante balaustra traforata.
Sotto la loggia possiamo ammirare:
- Il ratto della Sabina: gruppo marmoreo del
Giambologna (1583).
- Il Perseo: statua bronzea di Benvenuto Cellini
eseguita in un’unica fusione (1545-54).
- Ercole e il Centauro Nesso (1529).
- I due leoni sono stati posti nel settecento, quello di
destra di età classica, quello di sinistra
scolpito a sua imitazione nel sedicesimo secolo.
- Provengono dall’antichità classica anche Menelao che
sorregge Patroclo e le sei imperatrici o
matrone romane poste lungo la parete di fondo.
Campanile
di Giotto –
Stupendo esempio di architettura gotico fiorentina, alto
84,70 m, venne iniziato nel 1334 da Giotto, continuato
alla sua morte da Andrea Pisano e infine portato a termine da Francesco Talenti
nel 1359 . La sua struttura, retta da quattro pilastri angolari, è costituita da
un basamento diviso in due zone, opera dello stesso Giotto, cui seguono i due
piani dovuti al Pisano e infine i tre sempre più alti del Talenti con due
coppie di bifore e trifora cuspidata.
Gli
Uffizi –
La costruzione, opera di
Giorgio Vasari, è stata iniziata nel 1560, ed era destinata a raccogliere uffici
amministrativi e giudiziari del Ducato, nonché gli archivi di stato.
Il palazzo si compone di due corpi di fabbrica paralleli e di
uno, più piccolo, con struttura a serliana, ad essi perpendicolare.
All’interno è racchiusa una piazza stretta e lunga.
L’edificio è modulare ed è costituito da blocchi fra loro
divisi da paraste che racchiudono lo spazio occupato da tre aperture. Si
compone di un piano terreno porticato, di un mezzanino e di due piani superiori,
la facciata è intonacata nelle parti non in aggetto. Nel 1565 gli Uffizi
vennero congiunti con Palazzo Vecchio e attraverso il corridoio
Vasariano con Palazzo Pitti ubicato Oltrarno.
Ponte
Vecchio -
Fu costruito nelle strutture attuali da Neri di Fioravante
nel 1345.
Dopo la costruzione, sopra il lato a monte, del corridoio Vasariano per
collegare gli Uffizi con palazzo Pitti, Cosimo I sloggiò dalle botteghe i beccai
e vi installò gli orafi che ancora le occupano.
Palazzo
Pitti –
Iniziato nel 1457,
su progetto del Brunelleschi, dal ricco mercante fiorentino prima amico e poi
rivale dei Medici. Il Palazzo venne in seguito ampliato dall’Ammannati e nella
seconda metà del settecento furono edificate le due ali laterali dette
“rondò”. Nella facciata, in pietra forte, il bugnato particolarmente accentuato
al piano terra si attenua gradualmente verso i piani superiori.
La separazione dei tre piani è sottolineata dalle balconate
che sovrastano semplici cornici.
Tutte le finestre sono incorniciate da archi bugnati a
raggiera.
Dal portone centrale si entra nel cortile dell’Ammannati,
limitato sui tre lati dal palazzo e sul quarto da una terrazza che guarda verso
il giardino di Boboli.
Dimora prima dei Medici e poi dei Lorena, il palazzo passò
nel 1860 ai Savoia che lo abitarono negli anni in cui Firenze fu capitale
d’Italia, dal 1865 al 1871.
Battistero
–
E’ stato eretto nell’ XI
secolo, in stile romanico a pianta esagonale, consacrato a S. Giovanni
Battista patrono della città, tra le sue mura fu battezzato D. Alighieri.
Gli elementi più importanti della sua struttura sono le tre
porte: di A. Pisano la più vecchia e del Ghiberti le altre due.
Porta Est del Ghiberti
(di fronte al Duomo).- Eseguita tra il 1425 e il 1452, fu definita da
Michelangelo la “Porta del Paradiso”. Nei dieci pannelli che la compongono
sono rappresentate con straordinario rilievo pittorico e prospettico “Scene del
vecchio Testamento”, l’incorniciatura è ornata con figure di Profeti e Sibille.
Le due colonne in porfido ai lati della porta sono state donate a Firenze dai
Pisani nel 1117 come segno di gratitudine per l’aiuto ricevuto durante la guerra
contro i Saraceni. Sopra la trabeazione sono sistemati “ Gesù e il
Battista” (1502) gruppo marmoreo del Sansovino e un Angelo ( 1792 )
di I. Spinozzi.
Porta Sud. - Eseguita da A. Pisano nel 1330, è la più antica. I venti
pannelli superiori rappresentano “Storie del Battista”, gli otto inferiori
le “Virtù Cardinali e Teologali”, sopra il portale si trova il “Battista tra
Salomè e il Carnefice” (1571) opera di U. Danti.
Porta Nord.
- Eseguita dal Ghiberti. I venti pannelli superiori con le
“Storie del Nuovo Testamento” , e gli altri otto con “Gli Evangelisti” ed
i “Dottori della Chiesa”.
Ponte Santa Trinità
– Da ponte Vecchio
il primo in direzione Pisa – Venne commissionato all’Ammannati da Cosimo I e
iniziato soltanto nel1567. E’ il ponte più bello tra quelli che attraversano
l’Arno: di proporzioni perfette, le arcate ribassate sono conosciute come
catenari perché ricreano le curve di una catena sospesa tra due punti.
L’attuale ponte è una replica
perfetta dell’originale che fu bombardato nel 1944.
Santa Maria del Carmine –
Cappella Brancacci – Masaccio: San Pietro risana con l’ombra.
Le architetture dello sfondo, pur non essendo riconoscibile
un luogo preciso, indicano il grande passaggio da un assetto urbanistico
medioevale, come testimoniano le case a sporto, alla nascente realtà
rinascimentale, al palazzo signorile con l’austero paramento a bugnato, la
colonna con capitello corinzio, la facciata rinascimentale di una chiesa e
una snella torre campanaria.
Cappella Brancacci - Masolino: La guarigione dello zoppo e la
resurrezione di Tabita.
Nell’affresco si scorgono palazzi di tipologia medioevale con
case-torri, con sporti, merlature, inferriate ed èrri, le tipiche mensole
di ferro che, esternamente alle finestre, reggono dei pali di legno sui quali
potevano essere estesi drappi e appese gabbiette per uccelli.
Sagrestia
Vecchia –
Brunelleschi - La sagrestia vecchia progettata da Brunelleschi è costituita da
uno spazio pressoché cubico al quale è sovrapposta una cupola emisferica
ombrelliforme; negli intendimenti del committente l’edificio avrebbe dovuto
fungere anche da cappella funebre di famiglia. Sul lato opposto all’ingresso si
apre la scarsella, un’abside a pianta quadrata coperta da una cupoletta
emisferica. Tutti gli spazi sono scanditi dalle paraste, dalla trabeazione e
dagli archi in pietra serena (grigi) che risaltano contro il bianco
intonaco (cioè non decorato).
La trabeazione, con la cornice decorata da cherubini rossi e
blu, corre senza soluzione di continuità in ambedue gli ambienti.
Donatello aggiunse la decorazione agli otto medaglioni
inseriti nelle lunette e nei pennacchi raffigurante i quattro Evangelisti e le
storie di S. Giovanni Evangelista.
Sagrestia
Nuova –
Michelangelo - E’ composta come la sagrestia vecchia da due quadrati adiacenti
di cui uno maggiore. Ambedue gli spazi sono coperti da cupole emisferiche su
pennacchi. I materiali impiegati sono il bianco dell’intonaco per le pareti e il
grigio della pietra serena per le membrature architettoniche. Rispetto alla
sagrestia del Brunelleschi presenta uno slancio maggiore verso l’alto per
l’introduzione di un attico tra il fregio continuo lungo le quattro pareti
dell’ordine inferiore e le quattro lunette sotto la cupola.
I finestroni entro le lunette sono leggermente rastremati
verso l’alto.
Contro l’organismo architettonico di pilastri, nicchie,
cornici e decorazioni si stagliano i plastici sarcofagi dai coperchi ellittici
sui quali giacciano le allegorie del Giorno e della Notte (tomba di giuliano),
dell’Aurora e del Crepuscolo (tomba di Lorenzo). All’interno delle nicchie sono
poste le statue idealizzate dei due Medici.
Le edicole che sovrastano le porte della sagrestia con il
timpano spezzato nella parte inferiore e la centinatura in aggetto nella
porzione centrale sono elementi nuovi nel panorama architettonico: con esse
Michelangelo proclama la sua inventiva e la sua piena libertà compositiva.
Lesena : Risalto
verticale sul muro che assomiglia a un pilastro di poco spessore. Essa ha
essenzialmente carattere decorativo. Quando assume anche funzione
strutturatesi dice paràsta.
In questo secondo caso c’è effettivamente un pilastro
inglobato nella muratura da cui sporge soltanto per una piccolissima
parte.
Mendicanti
: Sono così detti gli
ordini religiosi ai quali
la Regola
impone la povertà personale e quella dei conventi. I monaci vivono di
elemosina e del proprio lavoro. I più importanti ordini mendicanti
sono quelli dei francescani e dei domenicani.
|