Dachau 1984: il viaggio, il freddo, la memoria
Nell'ormai lontano anno scolastico 1983-1984 fu nominato Preside
dell'Istituto il prof. Silvano Tagliaferri. Il prof. Tagliaferri
restò solo due anni a capo dell'Istituto, prima di ritornare nella
sua zona d'origine, il Parmense, ove tutt'ora è Dirigente scolastico
all'Istituto
tecnico statale per geometri Rondani di Parma, ma in quei due
anni diede un notevole impulso al rinnovamento dell'Istituto.
In quest'ottica fu possibile organizzare il primo viaggio
d'istruzione all'estero. Il viaggio fu organizzato dallo scrivente e
dal prof. Sergio Picchio, allora docente di Costruzioni, ed aveva
come meta Monaco di Baviera.
Diversi furono gli obiettivi didattici e culturali del viaggio,
partendo da una visita approfondita al
Deutsches
Museum, uno dei più importanti musei della Scienza e della
Tecnica, passando alla visita della Città Olimpica, in particolare
per studiare le tensostrutture dello stadio di calcio, per
completarsi in un giro della città e dei sui siti culturali più
importanti.
Considerando che a pochi chilometri da Monaco si trova Dachau,
sede del primo lager nazista, ritenni opportuno proporre una visita
a quel sito, al fine di far conoscere direttamente agli alunni
esempi di quello che furono gli strumenti utilizzati dai nazisti per
perpetrare l'olocausto.
Al viaggio parteciparono oltre agli organizzatori, il Preside
Tagliaferri, i prof. Renata Armanino e Carlo Silvestri, una trentina
di alunni di diverse classi dei trienni ed alcuni genitori.
Il viaggio si svolse dal 27 al 2 marzo 2004, con un viaggio
interminabile in autobus. La partenza avvenne a mezzanotte, in modo
da avere un giorno in più di tempo, e prevedeva una sosta ad
Innsbruck per il pranzo.
Il periodo scelto, forse un po' improvvidamente, non era dei
migliori in quanto la temperatura era decisamente rigida.
Giunti a destinazione, in un albergo decisamente poco ospitale,
dedicammo il primo giorno alla visita al Deutsches Museum e al
centro di Monaco, con cena serale in una birreria.
La mattina del 29 febbraio, era anno bisestile, ci recammo con
l'autobus a Dachau. La giornata era decisamente grigia e
fredda e avvicinandosi al sito sembrava peggiorare ulteriormente. Lo
spirito degli alunni, nel tragitto di andata, era come sempre
spensierato, ma appena scesi di fronte al cancello del lager un
assoluto mutismo colse i partecipanti.

Il motto, tristemente famoso, del lager
Dopo una breve visita al museo che si trova all'ingresso, dove
vennero date alcune spiegazioni sulla storia del campo, iniziata il
20 marzo 1933, sul numero di prigionieri che vi passarono,
probabilmente più di 200000, dapprima prigionieri politici,
comunisti, socialisti, sindacalisti, intellettuali, poi prigionieri
provenienti dai paesi invasi dai nazisti, e sul numero approssimato
di persone che lì persero la vita, probabilmente più di 40/50000.
Il campo è, in pratica, una enorme distesa chiusa da fossati e
filo spinato, con le piazzole dove allora erano poste le baracche,
baracche che furono distrutte alla Liberazione e ricostruite solo in
pochi esemplari.

Planimetria del campo
Il freddo e la neve, come si vede dalle foto, rappresentavano in
modo assolutamente inequivocabile il tormento al quale erano
soggetti gli internati, ma il momento più carico di significato e di
tensione emotiva fu la visita alla costruzione che ospitava le
camere a gas e quella, ancor più terribile, dove era il crematorio.
Ricordo, a distanza di oltre 20 anni, una ragazza di quinta
geometri vacillare alla vista delle bocche dei forni, appoggiarsi ad
una compagna ed uscire piangendo. La tensione tra tutti era
palpabile, materiale.
Dopo aver visitato una baracca, ci dirigemmo al museo ove fu
possibile osservare diversi reperti, quali i simboli che
differenziavano i vari detenuti, le divise, le cose sottratte ai
detenuti, i mezzi di tortura e foto che raffiguravano esperimenti
pseudo-scientifici fatti sui detenuti.

Prigionieri di Dachau alla Liberazione
Al termine della visita chiesi agli alunni cosa avessero provato,
ma dai silenzi e dagli sguardi capii che lo scopo della visita,
quello di mostrare gli orrori di un passato allora ancora vicino,
l'abiezione che aveva colto molti uomini nei confronti di altri
uomini, le responsabilità di chi ancora non voleva ammettere quello
che era successo, aveva colto nel segno.
Alcune foto scattate
dall'autore (cliccare sulla miniatura per ingrandire)

L'ingresso |

Il campo |

Il reticolato |

Il reticolato |

Il fossato |

Il monumento in memoria |

Il crematorio |

L'ingresso |

Un forno crematorio |

Un forno crematorio |

Una camera a gas |

I letti |

Panca per torture |

Nel museo |

La tabella |

Le divise |
Roberto Bisceglia, 2005
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