1927: la metropolitana a Genova
Proprio in questi giorni è notizia della prossima apertura, dopo
anni di lavoro, della stazione in Piazza De Ferrari della
metropolitana genovese.
L'evento, pur nella sua importanza, giunge con qualche decennio
di ritardo.... Il prof. Stefano Massa, docente di Lettere nel corso
A e C del Liceo tecnico per le Costruzioni, nelle sue ricerche
storiografiche sul Genoa ha trovato, casualmente, un articolo di una
rivista del 1924 nella quale si parla del progetto di una ferrovia
sotterranea a Genova. Anzi, il giornale dava per iniziati i lavori.
Stefano Massa, con l'aiuto degli studenti Bagnasco e Ferroni della classe VA
prosegue nelle ricerche storiografiche, al fine di appurare per
quale motivo il progetto non sia stato compiuto e sia caduto
nell'oblio.
Nella ricerca il prof. Massa ha anche ritrovato un documento
eccezionale: la pianta con lo sviluppo della metropolitana.

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Il Secolo
XIX del 4 gennaio 2005 pubblica un interessante articolo sulla
scoperta, che qui riportiamo.
LA SCOPERTA
Uno storico ha recuperato il progetto degli anni
Venti per la costruzione della «prima sotterranea italiana»
"L'Illustrazione del Popolo" annunciava: «I lavori sono già
iniziati»
Macchè da vent'anni, i genovesi aspettano la metropolitana da molto
di più. È almeno dal 1923 che si pensa al metrò nella nostra città.
È almeno dall'anno seguente che se ne parla e se ne scrive.
I dettagli del progetto di inizio secolo, insieme a un disegno che
lo ritraeva, sono stati pubblicati nel gennaio del 1924 sul
settimanale "L'illustrazione del Popolo", supplemento del quotidiano
torinese "La Gazzetta del Popolo". Un servizio che po'
ottimisticamente (per la verità come tanti altri che sarebbero stati
scritti negli anni a seguire) annunciava che entro la fine del 1930
l'opera sarebbe stata conclusa.
Nei giorni scorsi a scoprire l'esistenza del progetto, firmato dagli
ingegneri Emilio Rava e Stefano Cattaneo Adorno, e dell'apertura del
cantiere è stato un insegnante impegnato in una ricerca di tutt'altro
genere.
Stefano Massa, professore di italiano e storia a Chiavari, era a
caccia di notizie inedite sul Genoa che quell'anno avrebbe poi vinto
lo scudetto. Ma invece di un risvolto nuovo sulla storia del
Grifone, il professore ha trovato un ampio servizio che illustrava
la metropolitana.
Nell'articolo ritrovato si legge che si trattava di un progetto già
approvato e finanziato. Il primo tronco, da Sampierdarena a Piazza
De Ferrari, avrebbe dovuto essere inaugurato nel 1927 mentre il
termine dei lavori «per l'esercizio completo» era previsto nel 1930.
«Ottant'anni di ritardo», ironizza adesso l'autore della scoperta.
Stefano Massa, topo d'archivio e habituè di emeroteche, ha compiuto
lo scoop nella Biblioteca Nazionale di Firenze. A pagina 7 del
numero 3 anno IV della "Illustrazione del Popolo" si legge: «La
metropolitana, la prima aperta all'esercizio in Italia, sarà dotata
di vetture più ampie e più celeri di quelle attualmente in uso nelle
grandi metropolitane delle capitali estere. Come è facile pensare la
metropolitana ha per Genova una importanza eccezionale. Per la
particolare topografia della città, lo sviluppo edilizio va sempre
più estendendosi nel senso longitudinale, parallelo alla costa, ed
il movimento delle linee tranviarie attuali non può più svolgersi in
modo adeguato alle esigenze della vita e del traffico di questo
grande centro marittimo. D'altra parte i dislivelli fortissimi tra i
diversi punti della città non permettono un nuovo ampliamento della
sede stradale».
Per il professore è stato un imprevisto viaggio a ritroso nel tempo.
Massa ha letto che i lavori erano iniziati nel 1923, che i
progettisti erano Emilio Rava e il marchese Stefano Cattaneo Adorno,
e che il costo dell'impresa era stato preventivato in 120 milioni.
«La metropolitana sarà tutta sotterranea - continua l'articolo -
spesso a quota inferiore al livello del mare. Avrà un percorso
complessivo di 16 chilometri con un capolinea e diverse stazioni
intermedie congiunte mediante scale esterne coi centri più
importanti della città e quindi in diretta comunicazione coi punti
vitali del traffico e con i capisaldi delle reti ferroviarie e
tranviarie e delle funicolari».
Stesse caratteristiche problematiche, stesse difficoltà quotidiane.
Ma il metrò che avanza nel 1924 (o meglio che avrebbe dovuto
avanzare) presentava un percorso molto più articolato di quello
attuale, con varianti più ardite. «Il movimento della metropolitana
sarà diretto per tre grandi linee: la Centrale, la Circonvallazione
a Monte, la Circonvallazione a Mare, facenti capo a Piazza Principe
e a Piazza De Ferrari. Dove saranno i principali sbocchi della
Metropolitana. La stazione della metropolitana sarà costruita sotto
la stazione ferroviaria e comunicherà con il porto (sbarco
passeggeri)».
Nel progetto si specifica ancora che il metro avrebbe corso su due
binari, che i treni avrebbero potuto contare su tre vetture motrici
capaci di garantire una capienza complessiva di 500 persone e con
partenze cadenzate a distanza di cinque minuti una dall'altra.
Queste le stazioni che previste: Sampierdarena, P. G. Bovio (da non
confondersi con l'attuale via Bovio vicina al Lido D'Albaro)
Chiappella (l'attuale Calata a San Teodoro e non la via della
Chiappella che è a Struppa), Dinegro, San Rocco, Stazione Principe
(collegata alla stazione ferroviaria) Montegalletto (collegata con
l'ascensore) Annunziata, Portello (collegata all'ascensore di
Castelletto) Corvetto, De Ferrari, via Venti Settembre, Francia
(piazza di Francia era davanti alla Stazione Brignole), Tommaseo,
San Francesco d'Albaro, San Luca D'Albaro, Sturla Dogana. Stazioni
non sono mai state realizzate.
Dopo la scoperta, ora il professore ne "promette" un'altra: Massa
cercherà di svelare il mistero dell'interruzione dei lavori. «Genova
non è Agrigento, non possono aver trovato tante e tali ricchezze
archeologiche nel sottosuolo da giustificare un blocco definitivo.
Per me - afferma il professore - non finisce certo qua. I miei
studenti, quelli del corso per geometri, sono rimasti affascinati da
questo imprevisto recupero di un passato sconosciuto. E faranno una
tesina cercando il perché del naufragio di questo progetto che era
già un cantiere aperto. Sperando che i giornali d'allora ne diano
notizia. Erano tempi che iniziavano a incrociarsi con il fascismo,
tempi in cui le notizie negative venivano occultate».
Donata Bonometti
04/01/2005
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