Convegno
per la presentazione
del rilievo del fiume Entella

Intervento del Dirigente Scolastico
prof. Wladimiro Iozzi
Venerdì 22 novembre 2002
Società Economica in Chiavari
Ringrazio tutti gli amministratori e le autorità presenti in sala
che ci onorano della presenza e che esplicitamente sottolineano il profondo
legame che si è venuto a stabilire tra l’Istituto Tecnico
ed il contesto territoriale verso cui l’Istituto stesso opera.
Per noi, l’odierna giornata non rappresenta assolutamente una tronfia
celebrazione di un episodico risultato, ma piuttosto la realizzazione
di un ulteriore obiettivo programmaticamente stabilito dal nostro Piano
dell’Offerta formativa.
Da diversi anni il nostro Istituto si interroga sulla propria funzione
e il senso della propria azione ed è arrivato alla convinzione,
dalla forza di quelle stesse domande, di dedurre con sufficiente precisione
anche alcune risposte corrette a molti problemi che travagliano il mondo
scuola e che concernono sia le forme del proprio rapporto con l’ambiente
circostante – il territorio – sia le forme più appropriate
dell’azione formativa.
Siamo convinti che la scuola che riconosca e rivendichi orgogliosamente
l’importanza del proprio ruolo di agenzia primaria di formazione
e servizio è una scuola che non può che cercare di fornire
risposte le più alte e precise alle attese della società
che la esprime e mantiene: ed è del tutto ovvio che la conoscenza
di tali attese non può darsi nell’isolamento e nella autoreferenzialità,
ovvero nel vagheggiamento di un empireo di valori assoluti del quale essa
sola possegga le chiavi, ma al contrario si conquista – faticosamente
certo, ma non esistono scorciatoie se non illusorie - nel confronto con
la propria utenza e insomma nella costruzione di una rete di relazioni
assai strette con il territorio di appartenenza.
Se è ormai accettata come lapalissiana la considerazione che non
è pensabile una attività formativa e didattica che non ponga
al proprio centro la persona e gl’interessi dell’alunno, meno
scontata – o almeno meno concretamente praticata – è
l’accettazione della necessità di istituire un profondo interscambio
fra la scuola e il suo milieu socio-economico.
Interscambio significa che la scuola si apre – doverosamente, giacché
per questo esiste - ai suggerimenti e ai bisogni del territorio e nello
stesso tempo contribuisce, nell’ambito delle proprie competenze
e possibilità, a individuare con precisione i problemi e ad avviarli
a soluzione: interpretando così, al livello più alto e ambizioso
possibile, il proprio ruolo e la propria attività: contribuendo
alla vita attiva e allo sviluppo economico oltre che culturale della comunità
di appartenenza; interscambio significa arricchimento reciproco e intanto
reciproca conoscenza: e, nel corso di questo processo la scuola si deve
offrire, in modo trasparente e senza timore , alla giusta e inevitabile
valutazione da parte della propria utenza e dei partners.
E solo nel corso di questo processo si dà la possibilità
di quella valutazione sociale che, ove non avvenga nelle forme corrette
e trasparenti della collaborazione e della verifica delle attività
svolte, avverrà, come infatti avviene, nelle forme distorte ed
esecrabili della chiacchiera e del pettegolezzo.
Da questo rapporto stretto con il territorio la scuola ricava una maggiore
vitalità interna, una maggiore efficacia formativa, una maggiore
utilità sociale.
Il rapporto con “committenti” o comunque con soggetti esterni
alla scuola costringe la scuola nel suo complesso ad adottare un atteggiamento
imprenditoriale, ossia a rimodulare le forme della didattica commisurandone
l’efficacia alla concreta capacità di risolvere problemi:
problemi non astratti ma suggeriti e in qualche modo imposti dai bisogni
emergenti del territorio e dell’economia ovvero dalle necessità
delle concrete comunità di cittadini.
Scegliere di partire dalla concretezza di problemi dati non significa
in alcun modo, s’intende, sminuire l’importanza dell’acquisizione
– che resta ovviamente essenziale e irrinunciabile - di nozioni
e concetti teorici a vantaggio di una sciocca idolatria della pratica;
semplicemente è un altro modo di giungere all'acquisizione del
concetto teorico: e cioè a partire dal problema riscontrato: che
è poi, a ben guardare, nient’altro che il procedimento del
metodo scientifico: che perviene all’elaborazione di una conoscenza
universalmente valida (a una teoria) a partire dal caos della vita quotidiana
e dalle sfide brutali del bisogno.
Siamo fermamente convinti, una volta acquisito questo metodo, che il giovane
sia in grado di affrontare da solo – veramente – l’avventura
infinita della conoscenza, del lavoro, della vita: del procedere insomma
in ogni situazione con la capacità di risolvere problemi inattesi.
Il rapporto col territorio – ovvero con l’economia, con l’ambiente,
con la vita, insomma con la realtà esterna -, non si configura
come una questione formale né marginale: al contrario diventa il
motore (e il contenuto) di forme di didattica nuove e soprattutto incomparabilmente
più efficaci rispetto al vecchio metodo della semplice trasmissione
di sapere da una generazione all’altra, ormai (quali ne fossero
i vantaggi e i pregi) puramente e semplicemente impraticabile.
L’esperienza che oggi siamo ad illustrare, il rilievo del tratto
del fiume Entella che va dalla foce a risalire sino alla confluenza del
Torrente Lavagna attraverso metodologie GPS e la relativa restituzione
grafica, attraverso l’individuazione e la misurazione di più
di 100 sezioni longitudinali del fiume, va, a nostro parere, proprio in
questa direzione. I protagonisti dell’esperienza sono presenti in
questa sala e rispondono alle attuali tre classi quinte del corso geometri
più l’attuale quarta A con il determinante contributo dei
Professori La Cava, Mora e Piscera.
Sono ragazzi assai diversi tra loro, con percorsi scolastici non tutti
necessariamente di alta qualità, spesso distratti od in difficoltà
nell’univoca prestazione del rapporto di classe, ma che, di fronte
alla proposta di un esperienza pur lunga e faticosa come è stata
questa avventura, hanno tutti aderito con convinzione ed entusiasmo. Nessuno
si è tirato indietro quando si trattava di entrare dentro l’acqua,
di bagnarsi sotto la pioggia, ne c’era alcuna campanella che li
vedeva fuggire dal luogo del lavoro. Hanno tutti lavorato in un rapporto
di fiducia e di correttezza nei confronti dei loro insegnanti e dai loro
insegnanti sono stati considerati non come dei ragazzini da tenere sotto
osservazione ma come giovani compagni di lavoro, con fiducia e comunanza
di obiettivi.
Eppure le premesse non sembravano porsi sotto la migliore stella: lo strumento
principe di rilevamento GPS, la stazione automatica 4800, a causa di una
raffica di vento, è stata abbattuto danneggiandosi seriamente e
ciò ha impedito per diversi mesi di poter procedere nel rilievo
disponendo della struttura ottimale.
Ciò nonostante il lavoro è andato avanti ed i ragazzi hanno
concentrato una parte della loro attività proprio nei mesi estivi
di luglio ed agosto, mesi che, senza voler fare retorica, qui nel Tigullio
vedono offrire ai giovani opportunità di lavoro e di guadagno significativo;
ebbene la quasi totalità dei giovani ha aderito alla proposta di
uno stage estivo gratuito e si sono impegnati duramente; pensate che una
parte non marginale del lavoro si è svolta in ore assai impegnative
(prima dell’alba) per poter avere una visibilità più
significativa dei satelliti su cui poi si basa il rilievo del GPS. Ebbene
nessuno di loro si è tirato indietro così come nessuno di
loro ha marcato mai visita od ha abbandonato l’esperienza.
Oggi noi siamo quindi qui a consegnare all’area 6 della Provincia
di Genova, il committente del lavoro, il materiale conclusivo dell’esperienza;
Tutto ciò non significa che sia risultata una semplice passeggiata
: l’impegno assunto con l’assessore Tizzoni ed il rapporto
operativo con il Dott. Lombardi, Direttore dell’area 6 della Provincia
di Genova che ci ha dimostrato costantemente fiducia, non è stato
semplice da onorare: interagire con il committente (e calibrare l’azione
didattica a partire dalle indicazioni ricevute e da una somma di problemi
pratici per giungere, attraverso l’elaborazione di un progetto e
di un piano operativo-organizzativo, a una proposta di soluzione concretamente
agibile e realizzabile) ha significato anche interpretare con la dovuta
elasticità e non poca difficoltà il problema dei contenuti
dell’insegnamento e della loro traduzione in un esperienza professionalmente
valida anche se esposta all’errore: e infatti l’errore qualche
volta è emerso, ma ciò in assoluto non importa, perché
con l’errore si è saputo fare i conti: e si é imparato
intanto a riconoscerlo ed a correggerlo: il confronto con la pratica,
con la realtà, è stato alfine giudice ultimo della verità
delle nostre conoscenze e delle nostre abilità.
Lavorare con la Provincia di Genova ci ha costretti ad uscire dagli ultimi
residui di autoreferenzialità, dall’isola forse beata ma
irreale ove le cose sempre funzionano perché senza controllo e
tutte le affermazioni sono vere perché non falsificabili: perché
sottratte alla prova validante o invalidante della realtà.
Torniamo insomma, assai semplicemente, alla constatazione che la scuola
non vive fuori del mondo e fuori della realtà ma è immersa
in un contesto preciso e vivo, dal quale trae la giustificazione del proprio
esistere, senso, vitalità. Con il quale deve fare i conti a tutti
i livelli. Al quale deve continuamente rendere conto del proprio agire,
della propria efficienza o inefficienza. Nei confronti del quale deve
scegliere se porsi come peso morto e sostanziale ostacolo allo sviluppo
o presentarsi e agire come elemento vivo e propulsivo. Credo che con questa
esperienza si sia compiuto ulteriore passo verso questa seconda ipotesi.
Infine un grazie a tutti i tecnici dell’area 6 della Provincia che
ci hanno benevolmente seguito nell’esperienza e ci hanno aiutato
a migliorare il prodotto, un grazie particolare agli assistenti Bachis
e Tiscornia, e soprattutto ai Professori La Cava, Mora e al Prof. Piscera,
oggi impossibilitato ad essere presente in quanto ammalato .
Grazie
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