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Il Museo fu fondato nel 1924 come Museo della Redenzione in Palazzo Attems
(se ne vedono le foto degli allestimenti nella sala 9) e, a causa dei
danneggiamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu risistemato nel 1946. Le
testimonianze scritte, fotografiche e i vari cimeli qui collocati, documentano
le operazioni militari del primo conflitto mondiale nella zona di confine di
Gorizia. Attraverso le dieci sale, per mezzo di un apparato fotografico e
la fedele ricostruzione in miniatura o in scala naturale delle trincee, ci si
può immergere nella realtà che ha caratterizzato la prima Grande Guerra e
conoscere gli artefici della strategia militare al fronte: i generali Cadorna e
Diaz. Del primo si è conservato il cappotto, mentre nell'ultima sala si possono
ammirare vari oggetti che sono appartenuti a Diaz quali la scrivania, gli
occhiali, alcune lettere e medaglie, e così via.
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In
totale ci sono 10 sale da visitare. Vi sono reperti
di divise, elmi, pugnali, fucili e altre attrezzature
utilizzati dai soldati nella Prima Guerra Mondiale.

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Armando Diaz
Nato a Napoli il 5 dicembre
1861 da famiglia d'origini spagnole e antiche tradizioni militari, rimane orfano
all'età di 10 anni. Frequenta scuole tecniche che gli permettono di entrare
all'Accademia Militare d'Artiglieria di Torino. Prende servizio nel 1884 al 10°
art. da campo e dal 1890 al 1° col grado di Capitano.
Nel 1894 frequenta la
scuola di guerra, classificandosi primo, e l'anno dopo sposa Sarah De Rosa. Dal
1895 al 1916 lavora prevalentemente allo Stato Maggiore, prima alla segreteria
di Saletta, poi a quella di Pollio. Nel 1899 è promosso maggiore e comanda per
18 mesi un battaglione del 26° fanteria.
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Tenente Colonnello nel 1905, passa dopo alcuni
anni alla Divisione di Firenze come Capo di Stato Maggiore. Nel 1910 comanda il
21° Fanteria e l'anno dopo il 93° in Libia, rimasto improvvisamente senza
comando. Qui è ferito a Zanzur nel 1912. Cadorna lo nomina Generale nel 1914,
con incarico al Corpo di Stato Maggiore, ma con servizio sminuente, a dire di
Diaz.
Nel giugno del '16 chiede di essere destinato a reparto combattente. Promosso
generale di divisione gli è affidato il comando della 49a nella III armata.
Nell'aprile del '17, gli viene conferita la carica superiore al XXIII C.d.A. Il breve periodo prima
di Caporetto gli valse la Med. D'Argento per ferita.
L'8 novembre 1917 fu
nominato comandante supremo. Se nel nome vi era già la sua fortuna stampata, una
mano la diede anche un occasionale incontro col Re.
In visita nelle retrovie, il
Re si era fatto annunciare a Diaz. Questi, occupato, lo fece attendere,
scusandosi dell'impegno più urgente che aveva in quel momento. Memore della
esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentrò molte funzioni ai
sottoposti, riservandosi il ruolo di controllo nel gioco di squadra. |

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Terminato il conflitto restò in
servizio per un anno, consigliando al ministero della guerra del nuovo governo
Nitti, il Gen. Albricci. Nel settembre del '19, mentre aveva inizio l'avventura
fiumana da lui non riconosciuta, si dimise.
Fra le motivazioni, anche il fatto
che un Capo di Stato Maggiore in tempo di pace, conta poco. Il suo stato di
salute (bronchite) andava peggiorando.
All'epoca della Marcia su Roma (1922),
sconsigliò una soluzione militare della crisi, andando contro il parere di
Badoglio. Entrò successivamente nel primo Governo Mussolini e varò la riforma
delle Forze Armate.
Gli venne anche rinfacciata l'accettazione della
costituzione della Milizia Fascista sottoposta al potere personale di Mussolini.
Il 30 aprile 1924 lasciò l'incarico e dopo alcuni mesi fu promosso Maresciallo
d'Italia. Con lui però fu promosso anche Diaz, cosa che non lo fece di certo
felice. Morì a Roma il 29 febbraio 1928. |
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