HomepageConcorso 2005MaterialiLinksBibliografia

 
 

James Hazan parla di Emanuele Adolfo Stagnaro

“Gli ebrei venivano da tutte le parti, dalla Francia, dalla Germania, per vedere una luce alla fine del tunnel!. E quella luce era l’Africa; ma per andarci bisognava venire in Italia, imbarcarsi a Genova o a Napoli sull’Esperia, la nave del comandante Stagnaro, che faceva rotta per Alessandria e ritorno. Anche noi, cioè la mia famiglia, eravamo su quella nave nel giugno del 1940. Il comandante, un genovese che era amico di mio padre perché mangiavano assieme la pizza da Luigi, in via Tribunale a Napoli, ci mise nella cabina del re, ma la nave era ormai piena: una folla di gente in fuga. Faceva caldo e per uscire mi toccava camminare sulla gente.”


“…Stiamo per arrivare in Egitto, quando il capitano riceve un telegramma da Napoli. Gli dicono che l’Italia ha dichiarato guerra alla Gran Bretagna e che lui deve tornare subito indietro con merci e passeggeri. Insistono: i passeggeri! Pensi, oltre mille persone a bordo, quasi tutti ebrei, di cui 400 inglesi. Mio papà, il capitano e Cesar Douek, un altro ebreo egiziano, cercano una soluzione: che cosa fare? Se Stagnaro attracca ad Alessandria, gli inglesi, che ora sono nemici, sequestrano la nave, lo fanno prigioniero e, al ritorno, i fascisti l’impiccano. Allora mio padre contatta l’Intelligence Service, al Cairo, e il capitano Samson, un furbacchione, che gli fa sapere: c’è il porto di Mex, al-Maks in arabo, che gli inglesi non controllano. Stagnaro decide: fa rotta su quel porto minore e ci dice di fare in fretta. Lei ha presente il terrore di chi vede la salvezza e teme di essere riportato indietro? Avremmo perfino nuotato, per salvarci.”


“…Allora, come ho detto, c’è stata una cospirazione del silenzio. Stagnaro non parla, mio padre nemmeno. Quando racconto la storia, mi dicono che mento, che sono un Giacomino. Finché una sera, tempo fa, a Londra, mentre accenno il mio racconto, vedo il volto di una donna famosa, Claudia Roden, autrice di libri di cucina vendutissimi, che s’accende: sull’Esperia, dice, c’era anche lei! E’ la figlia di Cesar Douek, è anche lei una salvata da Stagnaro. Finalmente non sono solo, c’è qualcuno che può testimoniare, e non possono dire che Claudia cerca pubblicità. Sa che cosa ho fatto a Napoli? Sono andato alla capitaneria e negli archivi ho trovato la conferma che era proprio lui il capitano genovese, al comando dell’Esperia. Ma ora non si deve perdere tempo: il figlio di Stagnaro, Cesare, che abita a Sestri Levante, ha ormai 90 anni.”


“Lui poi fece rotta di nuovo verso Napoli, con la nave vuota, o con i passeggeri saliti ad Haifa, in Palestina e a Beirut. E giunto a Napoli non disse di non avere ricevuto il telegramma, ma di averlo ricevuto quando ormai erano tutti scesi.. Troppo tardi. E inizia lui stesso la cospirazione del silenzio: perché, oltre a lui, mio padre e Douek, soltanto il telegrafista e il macchinista sapevano che il telegramma era arrivato prima di Alessandria”
 



James Hazan

E’ sopravvissuto all’olocausto, quando aveva sette anni.
E’ nato a Roma e, come tale, era minacciato dalle leggi razziali del 1938. Oggi abita a Londra e si batte perché nel nome del comandante Stagnaro sia piantato un albero nella strada dei giusti, in Israele.


Emanuele Adolfo Stagnaro

Nasce a Lavagna, provincia di Genova, nel 1877 da genitori di Riva Trigoso. Pluridecorato al V.M. con medaglia d’oro di Lunga Navigazione, ancora d’oro nel 1964 alla memoria e con croce di guerra 1915-18.
Comandante della nave Esperia sino al 1941. Quando dopo 48 missioni di guerra viene silurata, passa al comando della nave Galilea.
Muore su questa nave silurata nel 1942.
A testimonianza del suo gesto, il 28 marzo 2004 nei giardini di Sestri Levante è stato piantato un olivo proveniente dalle colline di Gerusalemme.




La nave Esperia

Ritorna al sommario di sezione

 

 
 

Aggiornato il: 01/04/2005
Istituto e Liceo Tecnico Statale di Chiavari